• Articolo , 15 giugno 2009
  • La nuova Commissione Ue e la battaglia clima-energia

  • Nuova Commissione Europea, vecchi problemi, ma le associazioni ambientaliste, che fanno fronte unico con il “Green Ten”, dettano un’agenda rigorosa e severa che in qualche modo cercherà di influenzare la nuova istituzione Ue

(Rinnovabili.it) – Sono dodici le cosiddette “eco-sfide” che si prospettano per la prossima Commissione europea. Abbracciano un largo campo d’azione dall’agricoltura alla biodiversità, dal clima all’energia, dai budget relativi alle politiche di coesione, per finire con la messa in atto della normativa europea su cooperazione e commercio. E ancora, le problematiche delle risorse naturali, quella sulla salute, la scommessa della trasparenza e le politiche di sviluppo sostenibile e di tutte le tipologie di trasporto. I finanziamenti per gli anni 2014-2020, sarà uno dei temi che toccherà trasversalmente quasi tutti i settori.
”La spesa per l’agricoltura dovrà essere revisionata completamente – illustra il direttore dell’ufficio delle politiche europee del Wwf, Tony Long – riducendo l’uso dell’acqua, diminuendo chimica e carburanti fossili, conservando il suolo, proteggendo la natura, aiutando lo sviluppo rurale oltre che il settore agricolo”.
La prima tappa istituzionale sarà la definizione di questa nuova Commissione europea che si insedierà dopo quella di Barroso (anche se ci sono voci sulla sua personale riconferma) che dovrà affrontare dodici sfide sul fronte ambientale.
Questa agenda viene dettata da un rapporto delle dieci più importanti organizzazioni ambientaliste a livello Ue: le cosiddette “Green 10″, con Wwf e Greenpeace in capo che, dopo aver dato un giudizio negativo sulla gestione di Barroso, si preparano a battagliare sui prossimi impegni delle istituzioni di Bruxelles.
Uno dei temi centrali, secondo le associazioni ambientaliste, sarà il raggiungimento di un leadership globale sull’emergenza clima. ”La buona volontà dell’Europa nell’affrontare questo problema incombente – spiega Tony Long, direttore dell’ufficio delle politiche per il Wwf – sarà messa in dubbio se non attuiamo politiche interne per ridurre la CO2 invece di affidarci a ingannevoli meccanismi di compensazione”.
E a questo proposito sono molto nette nelle loro posizioni: ”Vogliamo vedere la fine delle sovvenzioni per l’estrazione dei carburante fossile – dichiara Long, che sta valutando anche una modifica delle priorità nel settore trasporti ed più adeguato uso dei fondi strutturali per la protezione del clima e l’efficienza delle risorse. ”Il target della riduzione del 40% di gas serra entro il 2020 – è ancora il responsabile del Wwf che parla – non sarà mai raggiunto se abbiamo 120 miliardi di euro di budget spesi con il criterio del ‘business as usual’ ”.
Un altro punto strategico sarà quello dell’innovazione tecnologica pulita, che nel contempo sia in grado di creare nuovi posti di lavoro. Per gli ambientalisti i risultati raggiungibili saranno un taglio medio delle emissioni di CO2 per le nuove automobili a 80 grammi per km entro il 2020, l’introduzione di standard di efficienza nei consumi di carburante anche per i furgoni, i camion, gli aerei e le navi. E ultima, ma non per importanza, fissare standard di emissioni per le centrali elettriche già funzionanti e per quelle in costruzione o in progettazione.