• Articolo , 1 luglio 2010
  • La Nuova Zelanda lancia il regime di scambio della CO2

  • Da oggi anche il comparto industriale neozelandese dovrà fare i conti con l’Emission Trading Scheme (ETS). Ma, per motivi del tutto opposti, imprese e ambientalisti protestano

(Rinnovabili.it) – Nel tentativo di mettere un freno alle emissioni nazionali di gas serra la Nuova Zelanda ha lanciato il proprio sistema di scambio delle quote di CO2, lasciando però scontenti ambientalisti ed imprese. Il settore manifatturiero, energetico e dei trasporti da oggi in poi dovranno pagare le proprie emissioni in quanto tra i primi responsabili di quell’aumento del 23%, dai valori del 1990, con cui i neozelandesi si trovano ora a fare i conti. Il malcontento nasce dall’impegno preso dal governo e giudicato dal comparto industriale troppo pensante in termini di costi e troppo poco incisivo invece dalle associazioni ambientaliste.
Di tutt’altro parere è il Ministro per il cambiamento climatico, Nick Smith, promotore del regime e convinto che il nuovo ETS rappresenti la soluzione ottimale per bilanciare la necessità di ridurre i gas serra con la salvaguardia dell’economia nazionale.
“Le emissioni procapite della Nuova Zelanda sono tra le più elevate al mondo e stanno crescendo con uno dei maggiori tassi registrati nei paesi sviluppati”, ha detto Smith. “Il sistema di scambio è il modo più efficiente e meno costoso per controllare la nostra CO2, soddisfando nel contempo gli obblighi internazionali e proteggendo il marchio verde della nazione”.
Lo schema offre un periodo di transizione per il segmento industriale con sussidi governativi per diversi anni, mentre l’agricoltura – responsabile di quasi la metà delle emissioni nazionali – entrerà a far parte dell’ETS solo dal 2015.