• Articolo , 28 aprile 2008
  • La plastica biodegradabile sotto accusa

  • Secondo una recente ricerca inglese la bioplastica danneggerebbe l’ambiente, favorendo la crisi alimentare mondiale

Dopo la notizia dei polimeri ricavati dalla barbabietola, e quelli ottenuti dagli zuccheri vegetali, ecco arrivare un contrordine: stop alla bioplastica che può danneggiare l’ambiente ed aggravare l’attuale crisi alimentare. L’avvertimento arriva da una ricerca condotta dal quotidiano britannico Guardian, in cui si sottolinea come il sempre più diffuso utilizzo della plastica biodegradabile da parte di supermercati e aziende, non garantisca meno inquinamento. Al contrario può aumentare il rischio di emissione di gas serra nei siti di stoccaggio. Gli effetti collaterali dipenderebbero da uno dei suoi componenti, l’acido polilactico (Pla), “ottenuto dai campi di cereali geneticamente modificati”. La decomposizione di questa molecola all’interno delle discariche “rilascia metano, un gas serra 23 volte più dannoso dell’anidride carbonica”. Inoltre il successo della plastica “verde” sul mercato cresce ogni anno del 20-30%, facendo, al pari dei biocarburanti di prima generazione, impennare il costo dei cereali, dal momento che viene realizzata da prodotti come mais, canna da zucchero e grano. Lo scorso anno per produrre “circa 200.000 tonnellate di bio-plastica sono state impiegate tra le 250.000 e le 300.000 tonnellate di raccolto”. E le cose sono destinate a peggiorare perchè, spiega il quotidiano, “l’industria prevede di aver bisogno di diversi milioni di ettari entro i prossimi quattro anni”.