• Articolo , 22 febbraio 2008
  • La scommessa del termocamino: dalla tradizione all’innovazione

  • Nell’attuale dibattito sull’efficienza energetica, oltre agli interventi sull’involucro edilizio, ai collettori solari, e all’uso di nuovi materiali eco-compatibili, molto si può fare se si pensa all’utilizzo di generatori di calore come i termocamini, sia per l’utilizzo singolo, sia combinato con altri generatori convenzionali come le caldaie

Dopo un periodo d’oblio, il camino ha finalmente riconquistato un posto di primo piano nel campo del riscaldamento domestico. Da “focolare” a elemento decorativo, a macchina per produrre calore.
Il camino ha sempre avuto una funzione sociale , oltre che una funzione estetica, diventando in alcuni casi un importante elemento decorativo dell’abitazione.
Ma le nuove tecnologie consentono di dare oggi al camino un posto di primo piano anche come vero e proprio sistema di riscaldamento.
I modelli più recenti uniscono una resa termica sempre più elevata a rivestimenti esterni di ogni genere, adattabili a qualsiasi contesto d’arredamento.

*LE TIPOLOGIE*

Il *camino tradizionale*, che tutti conosciamo, è quello a focolare aperto, costruito artigianalmente o prefabbricato con il rivestimento interno in materiale refrattario. Nonostante le sue indiscusse potenzialità estetiche, il camino aperto ha una resa termica del 20%, scalda solo per irraggiamento, il calore non è distribuito in modo uniforme, il consumo di legna è elevato.

Il *camino a focolare chiuso*, è la tipologia più efficiente. Il caminetto chiuso ha l’aspetto di un caminetto tradizionale, ma è chiuso da una porta di vetro ceramico resistente fino a temperature di 800° C. Questi camini hanno un rendimento elevato, superiore al 70%, e consentono un notevole risparmio nel consumo della legna. Spesso sono dotati di doppia combustione che permette di bruciare almeno in parte i residui della combustione normale.

I camini chiusi sono di tre tipi:

– il _camino da incasso_, detto anche “stufa-camino”. E’ un camino a focolare chiuso che può essere inserito nel focolare di camini esistenti (tradizionali o ventilati), aumentandone il rendimento anche di 3 o 4 volte. Ha una resa molto elevata, anche oltre il 70%, può soddisfare le esigenze di riscaldamento di uno o più locali. È costituito da un monoblocco in acciaio, rivestito internamente con lastre di ghisa o materiale ceramico refrattario e chiuso frontalmente da uno sportello in vetro ceramico.

– il _termocamino ad aria_. E’ composto da una struttura portante in metallo, il monoblocco, e lo scambiatore di calore in acciaio, che recupera una parte di calore prodotto dal combustibile e lo cede all’aria, che attraverso opportune canalizzazioni viene distribuita in diversi ambienti. Dotato di un portello anteriore in vetro, apribile a saliscendi o ad anta. Il consumo di legna, a parità di resa calorica, è inferiore di circa 2/3 rispetto al camino aperto.

– il _termocamino ad acqua_, detto anche “camino-caldaia”. È un apparecchio a focolare chiuso simile a quello ad aria in grado però di riscaldare l’acqua di un piccolo impianto di riscaldamento a termosifoni e l’acqua per uso sanitario. Questi camini sono una valida alternativa al classico sistema di riscaldamento e consentono di integrare o di sostituire completamente la tradizionale caldaia a gasolio o a metano.

In particolare il sistema sfrutta il calore prodotto dalla combustione della legna, riscalda l’acqua che circola nell’apposita intercapedine. In questo modo fornisce un flusso continuo di acqua calda per il circuito dell’impianto di riscaldamento a termosifone, a termoconvettore, a pavimento o altro, assicurando una temperatura idonea in tutti i punti della casa, anche nel caso di una villetta a più piani. La quantità di acqua riscaldata dall’impianto può essere utilizzata direttamente o immagazzinata in un serbatoio di accumulo dove può essere conservata a una temperatura anche di 80°C per molte ore, ed al quale l’impianto termosanitario attinge. È possibile, per esempio, riscaldare una abitazione di 400 mq ed oltre ed ottenere un flusso d’acqua continuo di 1200 litri/ora a 50°C con temperatura in caldaia di 70/75°C. Il termocamino è perfettamente integrabile sia in un impianto di riscaldamento già esistente, come nel caso di una ristrutturazione, che in un impianto di nuova costruzione.

*La tecnologia e schemi di funzionamento*

1. *_Tipologia a vaso aperto con by pass fumi automatico_*

L’acqua in circolazione nelle tubazioni che alimentano i termosifoni si riscalda, circolando nel tubo scambiatore (A), e nell’intercapedine (B), che lambisce tutta la parete del focolare. L’ intercapedine è realizzata con lamiera di acciaio di forte spessore. In fase di accensione, a bocca aperta, per agevolare l’avvio della combustione la serranda fumi (C) resta in posizione di apertura in modo che i fumi possano direttamente raggiungere la canna fumaria (D). Quando la combustione è ben avviata, chiudendo il portellone si chiude automaticamente anche la serranda fumi (C). In questo assetto, i fumi prima di raggiungere la canna fumaria deviano in modo da lambire e cedere calore sia alle intercapedini (B) che al tubo scambiatore (A).E’ bene utilizzare un isolante termico sulla volta (E), inoltre la serranda (F) è in posizione chiusa. Lo sportello del termo camino (G), è fornito di un vetro ceramico che è in grado di sopportare temperature di 800°C.

2. *_Tipologia con scambiatore a recupero fumi_*

In questa soluzione il temocamino è stato progettato affinché la quantità di calore generata dalla combustione, si associ a quella dei fumi che aggiungono un notevole rendimento all’impianto.
Lo sfruttamento del combustibile permette sinergicamente di trasmettere il calore in tre modi: per irraggiamento, conduzione e convezione. Grazie alla particolare conformazione dello scambiatore, inserito nella parte del camino, si recupera al massimo il calore contenuto nei fumi. Questi ultimi vengono convogliati in un labirinto appositamente progettato (scambiatore di calore). Il percorso, altrimenti velocissimo dei fumi attraverso la canna fumaria tradizionale, viene rallentato dal percorso obbligato all’interno dello scambiatore. I fumi costretti a creare vortici per uscire, cedono le proprie calorie per adduzione e il calore contenuto nei fumi viene ceduto all’acqua che circola nell’intercapedine. Questo permette di raggiungere un rendimento di oltre il 75%, con una elevata resa termica e quindi una riduzione dei consumi fino al 70%.

*SOLUZIONI IMPIANTISTICHE*

I migliori risultati si ottengono se si completa il sistema impiantistico del termo camino, con l’aggiunta di una caldaia per i periodi estivi (quando il termo camino non è in funzione) oppure per compensare il fabbisogno nei periodi invernali.

_1. termo camino; 2. canna fumaria; 3. presa aria esterna con regolazione elettronica; 4. vaso di espansione aperto; 5. galleggiante in rame; 6. Circolatore; 8. scambiatore per impianto; 9. Centralina; 10. caldaia murale; 11. ingresso acqua fredda; 13. mandata acqua calda impianto; 14. ritorno acqua impianto; 15. Collettori; 16. Radiatori; 17. valvole di ritegno; 19. tubo di sicurezza; 20. tubo di ricarico impianto; 21. tubo di scarico impianto._

*Il quadro normativo e incentivi fiscali*

Il D.M. 19/2/07 prevede esplicitamente detrazioni solo per i pannelli solari termici. Tuttavia, secondo l’art. 1 comma 2 del decreto, _sono incentivati tutti gli interventi di riqualificazione energetica che conseguono un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori tabellati nell’allegato C del decreto_. Quindi, nel caso che venga certificata questa prestazione, detti impianti sono ammissibili alla detrazione facendo riferimento al comma 344 della Finanziaria e all’art. 6 del “decreto edifici”. Inoltre dal 1 Gennaio 2008, le detrazioni per questi lavori saranno finalmente ripartite in 10 anni anziché in 3 anni. Anche le stufe e termo-camini funzionanti a materiali saranno ammessi all’agevolazione.
*Vantaggi*

Il carico di combustibile (legna), ad esempio di 20 kg per un ambiente di 100 mq oppure 60 kg. per 300 mq, consente di riscaldare l’abitazione per oltre 6 ore. Bastano due cariche giornaliere per garantire calore per tutta la giornata; inoltre non è necessario che ci sia persona alcuna a controllare l’andamento della combustione: infatti basta semplicemente posizionare la legna all’interno del termocamino come se si volesse accatastarla, dalla più grande alla più piccola. Una volta innescata la fiamma, questa brucerà la legna in modo lento e costante fino al suo completo esaurimento.
La forma particolare e l’ottimale combustione permettono alle superfici interne del termocamino di autopulirsi continuamente. A seconda delle tipologie, il sistema è in grado di riscaldare superfici fino a 300 mq, senza l’ausilio di altre fonti di calore, a cui può essere comunque facilmente abbinato, ma da cui si distingue per diversi vantaggi: consumi ridotti, ambiente più salubre e privo di condensa.

*Alcuni esempi*

Uno dei grandi punti di forza di questo innovativo sistema è il consumo fortemente ridotto.

• ad esempio, accendendo il termocamino alle 18, riscaldamento sino alle 24, avendo quindi acqua calda sino alle 10 circa del mattino successivo, un’abitazione di circa 150 mq avrà un consumo di circa 30 kg di legna;
• con un riscaldamento dalle 8 del mattino sino alle 22 e con acqua calda per tutte le 24 ore, un’abitazione di 150 mq avrà un consumo di circa 60 kg legna. I consumi riportati possono variare in base alla stagionatura della legna, alla zona climatica e all’isolamento dell’ambiente da riscaldare.
• In commercio esistono diversi distributori specializzati: Vulcano, Edilkamin e Famar. Il costo orientativo può partire da una base di Euro 1500 fino ad oltre 3500, ma dipende essenzialmente dal modello, dalla tecnologia scelto e dal grado di finitura estetica che si vuole raggiungere all’interno dell’ambiente in cui viene inserito.