• Articolo , 28 novembre 2008
  • La Scozia dice no al nucleare

  • La Scozia dice no al nucleare a causa dei costi incerti di gestione e messa in sicurezza delle scorie per il futuro, e punta sulle rinnovabili anche incentivata dalla sua favorevolissima posizione geografica che le permetterebbe di sfruttare al meglio qualsiasi tipo di fonte rinnovabile. La rinuncia al nucleare tuttavia trova il disaccordo del Governo britannico.

In Scozia non si costruiranno più nuove centrali, e non solo, entro il 2015 le due esistenti verranno dismesse al finire del proprio ciclo di vita. La motivazione che ha portato la Scozia a questa così radicale e decisa presa di posizione, tanto da non lasciare spazio a discussioni, è sostanzialmente la questione dei costi troppo incerti per lo smaltimento delle scorie e per la sicurezza dei depositi stessi. Il Governo scozzese teme infatti che, qualora si dovesse procedere ad un accordo con il Governo britannico accettando le condizioni, a causa di questa incertezza le future generazioni si ritroveranno ad affrontare costi eccessivamente elevati e potenzialmente infiniti. Le istituzioni scozzesi, nei riguardi di questa decisione in campo energetico, si fanno forti delle condizioni che la devolution del 1997 ha creato; la pianificazione, infatti, rientra tra le competenze cedute da Londra alle stesse istituzioni. Tuttavia la posizione della Scozia ha trovato il disaccordo del Governo britannico, il quale invece prevede la costruzione di un altro sito di stoccaggio sul proprio territorio. Pertanto la Scozia dice no al nucleare e decide di puntare sulle rinnovabili.
Secondo quanto dichiara il Ministro dell’Energia inglese, Mike O’Brien, la scelta di Edimburgo “metterebbe a repentaglio l’indipendenza energetica della Scozia”. A questa dichiarazione la Scozia ha replicato attraverso il Primo Ministro stesso Alex Salmond sostenendo che il vero problema non sarà il deficit di energia, in quanto attraverso l’uso di fonti rinnovabili il paese potrebbe ottenere 60 GW (10 volte il picco della domanda), ma la gestione del surplus elettrico con la creazione di un’idonea infrastruttura capace di esportarlo. La fiducia scozzese nelle possibilità delle rinnovabili risiede nell’analisi delle caratteristiche geografiche particolarmente fortunate del paese, il quale infatti può contare soprattutto su eolico, sia di terra che off-shore, e idroelettrico, ma anche su geotermia, biomasse e altre tecnologie. Una grande speranza poi è posta nello sfruttamento dell’energia proveniente dalle maree, tecnologia per la quale la Scozia dal punto di vista geografico ha uno dei potenziali più grandi al mondo, ma che è ancora in uno stadio iniziale e che, secondo il Parlamento Scozzese, potrà contribuire significativamente solo dopo il 2020. Nonostante la rinuncia al nucleare, il mix energetico scozzese conta però ancora molto sul carbone prevedendo infatti la costruzione di un nuovo impianto proprio accanto ad una delle due centrali che saranno dismesse. Proposta però che non trova supporto nei gruppi ambientalisti come WWF e Friends of the Earth scozzesi, i quali criticano la scelta anche se l’impianto dovesse essere concepito per poter funzionare a biomassa e fosse equipaggiato con tecnologia per il sequestro della CO2.