• Articolo , 26 settembre 2009
  • La sfida ecologica? Una nuova rivoluzione industriale

  • La terza giornata del forum “Economia3” a Prato (24-27settembre). Baronti: «Passa per la formazione continua la risposta dell’efficienza» Il limite delle risorse pone di per sé la sfida ecologica, la ricerca di un modello produttivo sostenibile. Altrimenti è il declino, o peggio il disastro per tutti. E in questo scenario la formazione, intesa come un […]

La terza giornata del forum “Economia3” a Prato (24-27settembre). Baronti: «Passa per la formazione continua la risposta dell’efficienza»
Il limite delle risorse pone di per sé la sfida ecologica, la ricerca di un modello produttivo sostenibile. Altrimenti è il declino, o peggio il disastro per tutti. E in questo scenario la formazione, intesa come un processo che impegna tutta la vita dell’individuo per adeguarlo alle scoperte della ricerca, è un elemento fondamentale che può cambiare la tendenza e aiutarci a costruire a vincere questa sfida che sta crescendo». Queste parole dell’assessore regionale alla ricerca e all’università Eugenio Baronti condensano un ventaglio di opinioni orientate verso la stessa direzione di marcia che si sono confrontate stamani, nell’ambito di Economia3, all’Istituto tecnico Buzzi di Prato. Il tema affrontato era appunto “La sfida ecologica: verso una nuova rivoluzione industriale”; e un rinnovamento complessivo della produzione energetica, della mobilità, dell’edilizia (che assorbe da sola il 45 per cento dell’energia e copre il 50 per cento delle emissioni) è la nuova via economica e sociale individuata unanimemente dai tecnici intervenuti.

«Insomma, deve esserci chiaro che la crisi che stiamo attraversando – ha aggiunto Baronti – non è solamente economica e finanziaria, ma anche ambientale e di scarsità di risorse: una crisi di sostenibilità, che rimette in discussioni modelli di esistenza, interi modi di vita che dovranno sempre più confrontarsi con la necessità di nuove forme di produzione, di consumo e di gestione dei territori. E, voglio sottolinearlo di nuovo, con un nuovo sistema formativo capace di uscire dalla settorialità per puntare alla società della conoscenza sostenibile, così come dovranno farlo la politica e il mondo produttivo. Solo così potremo riportare il nostro paese a livelli di moder na efficienza che oggi non possiede, tanto da essere in coda all’Europa».