• Articolo , 12 ottobre 2009
  • L’Africa chiede un risarcimento per i danni climatici

  • Il Presidente dell’Unione Africana assieme ai Presidenti del Benin, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Congo, Mali e Togo fanno un resoconto sulle richieste che verranno esposte a Copenaghen

(Rinnovabili.it) -“L’Africa avrà una posizione comune. Abbiamo deciso di parlare con una voce sola”. Queste le parole, decise e quanto mai determinate , che il Presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping , ha sostenuto nel corso della settima conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile, tenutasi nel fine settimana appena trascorso, nel Burkina Faso.
Per “posizione comune”, condivisa da tutti gli Stati Africani, Ping si riferisce agli atteggiamenti che essi prenderanno nell’ambito della Conferenza mondiale di Copenaghen, nei riguardi “del principio che chi inquina paga”, esortando nuovamente affinchè “i responsabili politici” degli Stati più ricchi del mondo accettino “di ridurre le emissioni di gas serra”.
E’ una verità schiacciante, quella che vede fortemente coinvolte le nazioni industrializzate occidentali nell’influenzare negativamente , attraverso la produzione fuori controllo di CO2, zone già estremamente sottosviluppate e quindi anche carenti degli strumenti e delle tecnologie finalizate sia a limitare i danni, sia a dare inizio a eventuali processi di miglioramento per il territorio in questione.
Considerando che, lo Stato Africano contribuisce solamente al 4% delle emissioni totali globali, come affermato dall’agenzia di stampa AFP, e visto che, facendo un paragone, il solo Stato del Texas in America arriva a produrre ,con soli 30 milioni di abitanti, più del totale dei gas serra prodotti “dai miliardi di Africani presi tutti assieme”, il Ministro dell’Ambiente Salifou Sawadogo, chiede ai paesi responsabili “riparazioni e risarcimento danni”.
“Pensiamo che 65 miliardi di dollari- ha detto Sawadogo- sono necessari per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici su scala continentale. Siamo tutti sullo stesso pianeta quindi c’è un dovere di solidarietà per aiutare i paesi più vulnerabili, come lo siamo noi, nell’ attuare politiche di adattamento ai cambiamenti climatici”.