• Articolo , 28 novembre 2008
  • Le alghe cattura CO2

  • I sostenitori delle tecnologie estreme per frenare il riscaldamento globale propongono di scaricare polvere di ferro nel mare, mettere specchi e immettere fumo nel cielo per affievolire i raggi solari. Ma, sebbene siano viste da qualcuno come modi economici per mettersi al riparo dal cambiamento climatico in un periodo di recessione economica, queste proposte “geo- […]

I sostenitori delle tecnologie estreme per frenare il riscaldamento globale propongono di scaricare polvere di ferro nel mare, mettere specchi e immettere fumo nel cielo per affievolire i raggi solari.
Ma, sebbene siano viste da qualcuno come modi economici per mettersi al riparo dal cambiamento climatico in un periodo di recessione economica, queste proposte “geo- ingegneristiche” si trovano a dover fronteggiare molte critiche, da chi teme che potrebbero avere imprevedibili effetti collaterali. “Siamo al limite, stiamo entrando in aree di cui solitamente non ci occupiamo”, ha detto Rene Coenen, a capo dell’ufficio per la London Convention, un’organizzazione internazionale che regola gli scarichi nel mare.
Tra coloro che sperano invece in un’approvazione delle proposte c’è Margaret Leinin, a capo del settore scienze di Climos, una compagnia situata in California che sta cercando il modo di usare gli oceani per assorbire i gas responsabili dell’effetto serra.
“Il mondo non è riuscito a tenere sotto controllo le emissioni di carbonio. Dobbiamo perciò cercare altre opzioni”. Ha detto Leinin.
Climos sta raccogliendo fondi per testare l’aggiunta di polvere di ferro nell’oceano con lo scopo di stimolare la crescita di alghe capaci di assorbire anidride carbonica, che trattiene il calore nell’aria.
Altre idee sono quelle di spruzzare nel cielo un fumo fatto di minuscole particelle inquinanti per affievolire la luce del sole o di erigere una sottile barriera metallica nello spazio per deviare i raggi.
Gli esperti sul clima delle Nazioni Unite hanno dichiarato che l’emissione di gas responsabili dell’effetto serra derivanti da attività umane è aumentata del 70% tra il 1970 e il 2004, ma rimangono scettici sulla validità di soluzioni “geo-ingegneristiche” come la fertilizzazione degli oceani. Della stessa opinione è anche Terry Barker, direttore del Cambridge Centre for Climate Change Mitigation Research, che ritiene che i mari stiano già soffrendo abbastanza per la “zuppa chimica” di inquinamento degli umani senza bisogno di aggiungere altri inquinanti.
Con la paura della recessione economica e la crisi finanziaria, alcuni governi potrebbero essere tentati di mettere in atto misure economiche di “geo-ingegneria” invece di ridurre le emissioni di carbonio. “Ma sarebbe una mossa miope”, ha detto Baker. Aziende come Ocean Nourishment in Australia, Atmocean nel New Mexico e Climos stanno lavorando per modificare i progetti basati sul mare. “E’ possibile mettere in atto esperimenti per evitare danni agli oceani” ha detto Leinin. Climos vuole testare la fertilizzazione dei mari a gennaio del 2010, sostenendo un costo di circa 15-20 milioni di dollari. Se funziona, Lienin crede che possa essere uno dei modi più economici per combattere il riscaldamento globale.
Una delle obiezioni è che il carbonio renda l’acqua più acida e possa minare la capacità di crostacei e molluschi di produrre le conchiglie, che a sua volta distruggerebbe la catena alimentare marina.
I sostenitori ribattono che questi rischi sono molto leggeri se paragonati alle distruzioni provocate dal cambiamento climatico conseguente alle emissioni di gas, che può portare a surriscaldamento, inondazioni e innalzamento del livello dei mari.
Victor Smetacek, professore all’istituto Alfred Wegener in Germania, sta pianificando per il 2009 un esperimento di fertilizzazione con solfato di ferro in Antartica.
“Il ferro ha un effetto molto positivo. Aggiunto nell’oceano è come l’acqua nel deserto”, ha detto. Si studierà inoltre la crescita delle alghe e quanto carbonio assorbono. Le alghe in più potrebbero servire da nutrimento per alcune specie da cui dipendono pinguini e balene. Un’altra proposta per il clima analizzata dalle Nazioni Unite riguarda l’installazione di uno schermo metallico di 106 kmq (40,93 miglia quadrate) distante 1,5 milioni di km (930.000 miglia) dalla terra in direzione del sole, ma il costo di questa struttura di 3000 tonnellate non è ancora stato determinato.