• Articolo , 25 gennaio 2008
  • Le rinnovabili crescono, ma l’indipendenza energetica è lontana

  • Da qui al 2020, meno combustibili solidi e più fonti alternative, ma il caso italiano rimane uno dei più problematici d’Europa. Il Rapporto dell’Eurispes, presentato oggi a Roma, riporta tutti i dati sul tema e dichiara che, per gli italiani, la questione più urgente da affrontare sul fronte ambientale é quella dei rifiuti

Aumenta nel Bel Paese la produzione energetica. Tra il 1990 ed il 2005 ha infatti segnato un 7% in più (passando da 25,5 a 27,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) e continuerà ad aumentare di un ulteriore 9,1% di qui al 2020. E a crescere saranno soprattutto le rinnovabili, l’energia solare (attestabile al 5% per il 2020) e da rifiuti prime fra tutte, a discapito però di una diminuzione di fonti verdi come l’idrogeno (-15% dal 1990 al 2020) e il geotermico (-18% dal 1990 al 2020). Questi sono alcuni dati riportati dal Rapporto Italia 2008 dell’Eurispes e presentato oggi a Roma. Nonostante le buone notizie, l’industria energetica italiana non decolla e rimane in grado di soddisfare solamente il 15% del fabbisogno energetico interno, contro l’85% coperto tramite l’importazione da altri paesi. E non solo la situazione generale non ha presentato alcun miglioramento, ma al contrario vi è stato un significativo aumento del grado di dipendenza energetica, nell’ordine dello 0,3%, che arriverà all’85,4% all’inizio del 2020. Ma gli italiani non sembrano considerare il problema come una priorità. Infatti, sempre secondo l’edizione 2008 dell’indagine Eurispes, per un cittadino su quattro (26,9%) la questione più urgente da affrontare sul fronte dei temi ambientali è quella dei rifiuti, seguita al secondo posto dal fenomeno dell’effetto serra e del riscaldamento del Pianeta (23,6%). A ruota l’inquinamento atmosferico ed il problema energetico, urgenti rispettivamente per il 20,5% e il 19,3% degli italiani. E quando si tratta di tutelare l’ambiente, lo studio rivela che la maggioranza, quasi 8 su dieci (78,8%) è disponibile a fare sacrifici per ridurre i consumi, ed i giovani al primo posto. Ora si tratta solo di passare all’azione.