• Articolo , 16 gennaio 2009
  • Legambiente: l’anacronismo del carbone a Porto Tolle

  • Il CDM rinvia decisione su riconversione della centrale veneta e l’Associazione ambientalista replica: “Una settimana per la Via è un ricatto per l’ok al carbone”

Il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto decidere oggi la sorte della centrale di Porto Tolle, l’impianto termoelettrico in provincia di Rovigo, approvando la compatibilità ambientale e quindi dando il via alle autorizzazioni. Invece, per questioni “procedurali”, ha chiesto al ministro Prestigiacomo di posticipare la valutazione ambientale di sette giorni. Secco il commento del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: “Una settimana per esprimere un parere su un impianto come la centrale di Porto Tolle suona come un ultimatum che il governo usa per deliberare comunque a favore e senza alcun interesse al merito della vicenda. Non è in questo modo che si può procedere nel 2009 rispetto a una decisione di tale rilevanza”.
“Stiamo parlando – ha spiegato Cogliati Dezza – della riconversione di una delle centrali più grandi d’Europa – e per di più a carbone la fonte fossile a maggiori emissioni di CO2 – nell’area del Delta del Po, senza una vera Valutazione d’Impatto Ambientale e al di fuori di qualsiasi Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che permetta di capire in che modo questa scelta influenzerà il peso delle emissioni di gas serra in Italia. E’ preoccupante poi come l’esecutivo continui a procedere in materia di energia senza tener conto in alcun modo del cambiamento climatico e degli impegni di riduzione ratificati solo poche settimane fa dal Parlamento Europeo con impegni vincolanti al 2020”.

“Siamo tra i paesi europei più in ritardo nel taglio delle emissioni – aggiunge il presidente di Legambiente – ed è assolutamente incoerente e anacronistico considerare il carbone la chiave di volta della politica energetica italiana. Il carbone resta in assoluto il combustibile fossile con le più elevate emissioni di anidride carbonica per kilowattora prodotto e dopo la riconversione della centrale di Torrevaldaliga Nord, che riverserà ogni anno ben 10 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera, è sbagliato che si faccia altrettanto a Porto Tolle. Se si sommeranno anche i 10 milioni di tonnellate di CO2 della centrale di Porto Tolle il ritardo dell’Italia dagli impegni internazionali di Kyoto e del Pacchetto Energia e Clima al 2020 diventerà praticamente irrecuperabile.
Il governo ci dica – conclude – a quali settori industriali imporrà un drastico taglio delle emissioni di CO2 per compensare questo aumento. Mancare questi obiettivi vincolanti ci costringerà a pagare pesanti sanzioni che ricadranno sulla bolletta dei cittadini”.