• Articolo , 5 dicembre 2008
  • Legambiente: meno fondi ai 7 nemici del Pianeta

  • L’associazione ambientalista e la Campagna per la riforma della Banca Mondiale presentano sette casi studio che dimostrano come i finanziamenti pubblici a combustibili fossili e nucleare danneggino il clima e sfavoriscano il Sud del mondo

Idrocarburi, carbone, nucleare, banche internazionali, consumi, trasporti, R&S sul banco degli imputati. A “citarli in giudizio” come i nemici del clima che ricevono i maggiori sussidi pubblici in tutto il mondo è il nuovo rapporto di Legambiente e la Campagna per la riforma della Banca Mondiale, rilasciato oggi alla vigilia della giornata internazionale dedicata ai mutamenti climatici. Un meccanismo, quello degli aiuti, che, di fatto, costituisce uno dei principali ostacoli alla promozione di un sistema sostenibile come uno stesso studio dell’UNFCC aveva già evidenziato nel 2007: ogni anno carbone, gas e petrolio ottengono fondi pubblici per un totale di 200 miliardi di dollari le rinnovabili, invece, sono ferme a una spesa complessiva di 10 miliardi di dollari. Ma alle statistiche Onu sfuggono i cospicui finanziamenti garantiti alle fonti fossili attraverso le agenzie di credito all’esportazione, o le istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale o la Banca europea per gli investimenti (BEI) “A inizio 2008 le multinazionali del petrolio hanno dichiarato i profitti più alti nella storia del settore”. Ecco i sette punti riportati da Legambiente:

* *Idrocarburi:* Non esistono cifre ufficiali sull’entità dei fondi pubblici che finiscono per essere destinati dai governi dei Paesi industrializzati alle società petrolifere. Nel 2007 l’organizzazione statunitense Oil Change international ha stimato che tra il 2000 e il 2007 le società private nel settore del petrolio hanno beneficiato di oltre 61 miliardi di dollari di sussidi. Il Paese che ha versato più soldi pubblici sono gli Stati Uniti con 15,5 miliardi di dollari. Segue l’Unione europea, che attraverso la Banca europea per gli investimenti (BEI), e la Bancaeuropea per la Ricostruzione lo Sviluppo (BERS), avrebbe garantito almeno 16,5 miliardi di dollari.

* *Carbone:* Per ogni kW/h generato da una centrale a carbone, anche nel caso sia dotata delle tecnologie più all’avanguardia, le emissioni di CO2 non sono inferiori ai 700 grammi. Una quantità superiore anche a quella riversata in atmosfera dalle vecchie centrali ad olio e pari a oltre il doppio rispetto ai 300 grammi di CO2 che si emettono per ogni kW/h prodotto da una centrale a gas efficiente.

* *Nucleare:* È soprattutto grazie alle generose elargizioni pubbliche che l’elettricità prodotta dai reattori può rimanere concorrenziale sui mercati dei Paesi industrializzati. Prelevati dalle tasche dei contribuenti, i finanziamenti sono garantiti in tutte le fasi del processo.

* *Le banche internazionali:* Stime recenti dimostrano che nell’ultimo decennio più dell’80 per cento dei profitti derivati da investimenti della Banca Mondiale per l’estrazione petrolifera nei Paesi poveri è tornato indietro agli Stati donatori, dal momento che più dei due terzi del petrolio estratto nei progetti finanziati dalla Banca viene poi esportato e consumato nel Nord del mondo. Basti pensare che le dieci società petrolifere più grandi del Pianeta sono in testa alla lista delle imprese che hanno ricevuto più fondi dalla Banca negli ultimi 12 anni.

* *I consumi:* Nei Paesi industrializzati il grosso dei sussidi è diretto alla produzione più che al consumo. A partire dal 2000 in Italia è stata introdotta una legislazione speciale che ha ridotto dell’85,2 per cento il carico fiscale dovuto dalle imprese con consumi di elettricità superiori a 1.200.000 KW/h al mese. Nello stesso anno si è previsto uno sconto del 40 per cento dell’imposta sul gas per imprese che consumano più di 1.200.000 metri cubi all’anno. Un regalo che, secondo le stime effettuate nel 2006 dalla Confartigianato è costato al fisco un ammanco di 7,4 miliardi di euro in soli quattro anni.

* *I trasporti:* All’interno dell’Unione europea il trasporto è responsabile del 27 per cento dei gas serra rilasciati nell’aria e il 72 per cento di queste emissioni è generato dal trasporto su gomma. Il 73 per cento dei beni all’interno dell’Unione europea è trasportato su gomma, contro il 17 per cento appena di trasporto su rotaia. Negli ultimi 20 anni le emissioni di CO2 generate dai mezzi pesanti del Vecchio Continente hanno subito un incremento impressionante, oltre il 30 per cento. Mentre in n molti Stati, tra cui l’Italia, si tagliano i fondi destinati alle ferrovie e a sistemi più efficienti, l’autotrasporto rimane uno dei settori più sussidiati dai governi di tutta Europa, secondo una logica che aiuta a mantenere la dipendenza del vecchio continente da un sistema economico basato sullo sfruttamento dei combustibili fossili. Le forme di sostegno pubblico ai mezzi pesanti sono disparate e vanno dal rimborso dei costi del pedaggio autostradale, alla riduzione dell’Iva, a sconti su tasse e accise.

* *Ricerca e sviluppo:* Secondo le statistiche dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), nel 2006 sono stati spesi nel mondo 10,9 miliardi di soldi pubblici per la ricerca e lo sviluppo in campo energetico. La parte del leone la fa la ricerca sul nucleare, che si è aggiudicata il 40 per cento delle sovvenzioni pubbliche, mentre in seconda posizione rimangono ben saldi i combustibili fossili, come carbone e petrolio, che hanno ottenuto il 12,2 per cento dei finanziamenti governativi alla ricerca. Le rinnovabili sono in quarta posizione, dietro i progetti per l’efficienza energetica, e hanno coperto il 10,8 per cento del totale dei fondi destinati alla ricerca. Per quanto riguarda l’Italia, il dato più allarmante è il drastico calo delle sovvenzioni pubbliche alla ricerca sulle fonti pulite, crollate dai 144 milioni di dollari spesi nel 1984 ai 67 milioni dollari previsti nel 2006. Una riduzione che è andata di pari passo con l’aumento delle sovvenzioni per la ricerca sulle fonti fossili, passata dai 15 milioni di dollari ottenuti nel 1984 ai 53 del 2006.