• Articolo , 3 novembre 2009
  • Legambiente: nuovo appello “Don’t nuke the climate”

  • Legambiente ha dato il via alla raccolta firme per l’esclusione del nucleare dal trattato che verrà stilato a Copenhagen sfruttando lo slogan “Il nucleare non serve al clima. Mobilitiamoci per escludere l’atomo dal nuovo accordo sui cambiamenti climatici”

(Rinnovabili.it) – Legambiente non ci sta e organizza la campagna internazionale “Don’t nuke the climate”:http://www.dont-nuke-the-climate.org/ affinchè il nucleare non entri a far parte del nuovo accordo sul clima.
Slogan della manifestazione “Il nucleare non serve al clima. Mobilitiamoci per escludere l’atomo dal nuovo accordo sui cambiamenti climatici”. Un richiamo importante a poco più di un mese dal summit dell’Onu dal quale dovrebbe uscire il documento successivo al protocollo di Kyoto, nel quale il nucleare non venne preso in considerazione.
L’associazione ambientalista spera che anche nel nuovo documento non ci sia posto per l’atomo, ritenuto non risolutivo delle problematiche inerenti il cambiamento climatico e l’innalzamneto della temperatura globale.
“Il nucleare non deve essere considerato uno strumento di lotta ai cambiamenti climatici – spiega Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – Ritenerlo tale, cedendo alle pressioni dell’industria atomica e di alcuni Stati, a cominciare dalla Francia, sarebbe un grave errore: sottraendo le risorse alle vere soluzioni per il clima, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, pregiudicheremmo la possibilità di vincere nei tempi dovuti la sfida climatica. Ecco perché chiediamo ai delegati e ai governi che parteciperanno alla Conferenza di Copenaghen di rifiutare con forza l’ipotesi di considerare il nucleare una tecnologia pulita e di includerlo nella nuova intesa. La riduzione delle emissioni è ormai un’urgenza e l’energia dall’atomo è inefficace e dannosa”.
Raccogliendo firme in tutto il mondo, e presentandole all’incontro di Copenhagen, Legambiente spera di fare la differenza convincendo i ‘grandi del clima’ a ridurre le emissioni dannose prima che i danni siamo irreversibili.
“Mentre i paesi industrializzati devono diminuirle del 40% entro il 2020 – aggiunge Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – un obiettivo ambizioso a medio termine che il documento che uscirà da Copenaghen deve assolutamente fissare dovrebbe obbligare le economie ricche a trovare i finanziamenti necessari per fermare la febbre del pianeta anche nei paesi del sud del mondo e promuovere soluzioni adeguate, tra cui il nucleare non trova posto”.
Secondo quanto dichiarato dall’associazione il nucleare, lungi dal poter essere etichettato come energia pulita, comporterebbe un sistema energetico con una produzione di CO2 sette volte maggiore rispetto ad un sistema a cogenerazione. Nel computo delle emissioni, spiega, bisogna anche tenere conto dei gas serra relativi alla costruzione di una centrale e dal successivo smantellamento, dell’estrazione e del trasporto dell’uranio. Mentre “per ogni euro investito in energie rinnovabili si ottengono riduzioni di gas serra fino a 11 volte maggiori di quanto è possibile fare con il nucleare”.