• Articolo , 10 febbraio 2010
  • Legambiente: rinnovabili? L’Italia sembra fare marcia indietro

  • Domani si deciderà sul futuro della centrale a carbone di Saline Joniche. Legambiente a tal proposito presenta i dati di un’Italia che percorre al contrario la strada verso le rinnovabili, puntando ancora sul carbone

(Rinnovabili.it) – E’ stato presentato questa mattina a Reggio Calabria il dossier di Legambiente “Carbone:vecchio, sporco e cattivo” con lo scopo di chiarire quali siano i danni prodotti dall’utilizzo di questo combustibile.
In attesa della tanto contestata approvazione della nuova centrale a carbone di Saline Joniche (RC) da parte della Commissione Via nazionale – che potrebbe avvenire nella giornata di domani – il documento dell’Associazione ambientalista presenta un quadro della situazione “inquinamento” della penisola già decisamente compromesso e destinato a peggiorare ulteriormente con le future autorizzazioni. Qualora venisse permessa la costruzione della centrale in provincia di Reggio Calabria si avrebbero 7,5 milioni di tonnellate di CO2 in più all’anno.
Si è intenzionati a giocare un ruolo decisivo nella lotta ai cambiamenti climatici? Allora la soluzione suggerita consiste in un taglio netto della produzione da termoelettrico, classificato come uno dei comparti più inquinanti: nel 2007 il settore ha infatti prodotto il 29% del totale delle emissioni, con un aumento del 17,6% rispetto al 1990. Ma l’Italia sembra andare contro tutto quello che ha stabilito per raggiungere gli obiettivi dettati dall’Unione europea che elencano una serie di standard da raggiungere, tra cui la riduzione della produzione di gas serra di 60 milioni di tonnellate entro il 2020. Ottenere questi numeri risulterà però impossibile qualora domani venisse dato il via libera alla messa in funzione di impianti ritenuti altamente inquinanti come quello di Civitavecchia o alla costruzione di impianti che hanno già ricevuto le necessarie autorizzazioni (Fiumesanto, Vado Ligure e Porto Tolle).
Per il momento a pagare le multe maggiori per non aver rispettato i livelli di inquinanti emessi in atmosfera saranno le 12 centrali a carbone per aver prodotto 7,3 Mt (Milioni di tonnellate) di CO2 in più rispetto ai limiti consentiti producendo solo il 13,5% dell’energia elettrica del Paese. “È arrivato il momento di fermare la politica energetica autolesionistica del nostro Paese – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – per rilanciare il sistema di produzione di energia, l’industria, i trasporti e l’edilizia, partendo dall’innovazione e dalle tecnologie pulite. Diversi paesi lo hanno già capito, ma mancano all’appello ancora paesi importanti come l’Italia. Continueremo la nostra vertenza contro il carbone nell’interesse generale, al contrario di quanto sta facendo il governo italiano che, nonostante lo spauracchio delle multe previste dai trattati internazionali, continua a prendere decisioni ambientalmente improbabili, a vantaggio di poche aziende energetiche e scaricando i costi sulla collettività”.
Il dossier propone quindi di sfruttare il potenziale delle rinnovabili: secondo quanto stimato le fonti pulite potrebbero arrivare a produrre fino a 100.000 GWh all’anno di energia elettrica contro i 50.000 GWh all’anno prodotti dalle nuove centrali a carbone, qualora tutti i progetti venissero accettati.