• Articolo , 9 marzo 2009
  • Legambiente Sicilia su piano energetico siciliano

  • Per poterlo esaminare ed esprimere le proprie valutazioni, Legambiente ha finora atteso che fosse ufficialmente pubblicato e reso noto il Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano (PEARS) approvato – secondo i comunicati stampa e le dichiarazioni del Presidente Lombardo e dei suoi Assessori – nella seduta di Giunta del 3 Febbraio 2009. A distanza di un […]

Per poterlo esaminare ed esprimere le proprie valutazioni, Legambiente ha finora atteso che fosse ufficialmente pubblicato e reso noto il Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano (PEARS) approvato – secondo i comunicati stampa e le dichiarazioni del Presidente Lombardo e dei suoi Assessori – nella seduta di Giunta del 3 Febbraio 2009.
A distanza di un mese dall’evento l’attesa si è rivelata vana e mentre Assessori e Dirigenti ne decantano i pregi noi dobbiamo limitarci all’esame di una proposta di delibera che tutto può dirsi tranne che un Piano.
Com’è noto un “piano” è un insieme di azioni, programmate nel tempo i cui risultati devono essere misurabili, e di regole per raggiungere obbiettivi ben definiti.
Ciò che manca, nella divulgata delibera di Giunta che d’ora in avanti – solo per comodità -chiameremo anche noi PEARS, è proprio questo: non ci sono obbiettivi definiti, non si indicano le azioni strategiche per raggiungerli, non ci sono le regole a cui tutti devono attenersi, mancano gli elementi che possano consentire di fare una valutazione quali-quantitativa dei risultati conseguiti: ciò che normalmente si definisce misurabilità dei risultati.
Di quanta energia ha bisogno la Sicilia oggi e per i prossimi anni, quanta parte ne vorrà e potrà destinare all’esportazione, da quali fonti la potrà produrre, quanta per ogni fonte ed in quali aree dell’isola? Questi obbiettivi nel PEARS non ci sono. I dati dell’esistente, risalenti al 2004, sono contenuti nello studio fatto da un Gruppo di Lavoro e, a detta della delibera, disegnano uno scenario temporale valido fino al 2012. Stiamo quindi ragionando su dati vecchi di 5 anni – che non potevano prevedere e tenere in conto né la rapida evoluzione delle rinnovabili di questi anni né il fortissimo calo dei consumi elettrici che la crisi economica ha determinato – e su uno scenario temporale (fino al 2012) troppo prossimo. Nelle osservazioni alla bozza di PEARS che Legambiente nel Dicembre 2008 rese pubbliche proponevamo: “Stabilire la quota massima di potenza autorizzabile per fonte energetica programmandola per almeno cinque anni. Avendo come finalità il progressivo incremento delle FER a discapito dell’energia prodotta da fonti convenzionali fossili”.
Altrimenti, come si può pretendere, alla cieca, di programmare e regolare un settore vitale per l’intera società?
Manca, sul versante delle regole, una fondamentale Legge Quadro Regionale che, armonizzata con la normativa in materia ambientale, elenchi in modo chiaro e trasparente i criteri e le procedure per la predisposizione delle domande e il rilascio delle autorizzazioni.
Mentre alcune considerazioni e premesse del PEARS sono condivisibili laddove si sostiene la decarbonizzazione del parco elettrico siciliano, la promozione dell’innovazione tecnologica, la riduzione degli impatti del settore trasporti, il risparmio energetico, l’uso dell’idrogeno per l’accumulo dell’energia, ecc. esse risultano poi solo delle dichiarazioni di principio poiché prive di valenza in quanto non supportate da misure di valutazione tecnica e tecnologica che possano consentirne una concreta attuazione. Per esempio, la dichiarata volontà di rendere le fonti rinnovabili sostitutive di quelle inquinanti basate sulle fonti fossili (cominciando quindi con la chiusura delle centrali a pet-coke e ad olio combustibile) richiederebbe che una precisa norma lo stabilisse e che si stilasse ogni anno una graduatoria delle centrali termiche da dismettere, certificandole – come proposto da Legambiente lo scorso Dicembre – in base “all’efficienza energetica, del livello tecnologico, dell’impatto ambientale, delle emissioni di CO2 per unità di TEP, della produzione quali-quantitativa di rifiuti (ceneri di combustione, fanghi e polveri di abbattimento, fanghi di spegnimento, ecc.)”.
Che nelle stesse premesse si dichiari che la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) si ritiene assolta con la pubblicazione del rapporto di sintesi del Piano appare chiaramente come volontà del Governo regionale di infrangere platealmente la legge che regola la materia e di non confrontarsi con le parti sociali, le associazioni ed i cittadini. Altrettanto evidente il tentativo di attacco a Parchi e Riserve (si vieta solo in zona “A” mentre in tutte le zone è oggi vietata l’installazione di impianti industriali) e a ZPS e SIC.
Si dichiara che “L’esame delle istanze nei procedimenti autorizzatori riserva priorità temporale ai progetti che garantiscono la filiera industriale completa all’interno del territorio regionale (sviluppo dell’impianto, esecuzione del progetto, produzione delle componenti tecnologiche per gli impianti, etc.), nell’obiettivo dello sviluppo e dell’incremento dell’occupazione nella Regione” ma ciò non può essere l’unico criterio; la priorità massima deve invece secondo noi essere assegnata al “valore tecnologico ed ambientale” del progetto e – come abbiamo già proposto – “Il rilascio delle autorizzazione allo sfruttamento di FER deve prioritariamente agevolare quei progetti a massima ricaduta economica sul territorio e sui cittadini. In particolare…deve risultare prioritario per quelle compagini societarie che prevedono la compartecipazione delle quote e degli utili di amministrazioni pubbliche nella misura non inferiore al 10% e la partecipazione di almeno un componente nel CdA designato dall’Amministrazione pubblica senza diritto di compensi, e senza che ciò implichi un impegno finanziario della stessa amministrazione pubblica”.
Diversamente, dietro l’apparente semplificazione autorizzativa e la “sicilianizzazione” delle imprese, spunterà presto l’arbitrio dell’Amministrazione nel concedere o negare le autorizzazioni.
Per quale ragione “Ove in Conferenza di Servizi un’Amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità esprima motivato dissenso sulla richiesta di autorizzazione, la decisione è rimessa, nei dieci giorni successivi all’espressione di tale parere, alla Giunta Regionale, che decide nei termini di gg. 10 dalla rimessione” questo parere negativo dovrebbe dare la possibilità alla Giunta di prescinderne?
Ancora, consideriamo gravissimo che non ci sia alcun tentativo di affrontare e regolare la questione dei terminali per l’importazione e la rigassificazione del metano che si vogliono realizzare a Porto Empedocle (già autorizzato dalla Regione per 8 miliardi di metri cubi l’anno) e di Priolo (autorizzazione all’esame della Regione per 12 miliardi di metri cubi l’anno). Questi impianti non sono minimamente utili per la Sicilia, non sono strategici né per l’autonomia energetica dell’isola né per un suo diverso sviluppo mentre renderebbero oltremodo sovrabbondante l’importazione – attraverso la nostra regione ulteriormente sconquassata da metanodotti – di metano destinato alle zone industriali del Nord. Progetti che contrastano vivamente con le precedenti dichiarazioni ed azioni del Presidente Lombardo, degli Assessori all’Ambiente Sorbello e all’Industria Gianni e – soprattutto – con la volontà di vivere in sicurezza delle popolazioni di quelle zone. Per Legambiente nessun rischio o danno alla salute dei cittadini è accettabile né, tantomeno, monetizzabile.
Per fortuna non abbiamo trovato traccia nella delibera-PEARS dello “sfruttamento della fissione nucleare con nuove e più sicure tecnologie per la risoluzione dei problemi relativi allo smaltimento e custodia sicura delle scorie” annunciate in un comunicato stampa. Ci rassicura anche la recente dichiarazione del dirigente generale del Dipartimento ambiente, Rossana Interlandi che afferma: L’Unione Europea identifica nella terza rivoluzione industriale lo scenario energetico per raggiungere l’obiettivo di una Europa post carbon e post nuclear, in cui tutti i consumatori siano messi in condizione di diventare anche produttori di energia”.
Per quanto abbiamo qui rappresentato dovrebbe essere evidente a tutti che con la delibera del 3 Febbraio non si è fatto il Piano, né nel merito né per il metodo. E Legambiente torna a chiedere al Presidente Lombardo ed al Governo Regionale un credibile Piano Energetico Ambientale, per regolare limpidamente e favorire davvero lo sviluppo delle rinnovabili e dismettere le fonti fossili inquinanti, per non fare dell’Isola un semplice ma rischioso terminale per il transito del metano, per non inseguire irragionevolmente un inesistente nucleare pulito, per non sottostare all’arbitrio ed all’abuso degli avventurieri, perché ricerca e innovazione non siano solo parole ma sostanza da coniugare con il patrimonio industriale, naturale e culturale della Sicilia. Un Piano che, per funzionare, accolga il contributo di tutti.
(Teresa Campagna – Alessandra Ferraro)