• Articolo , 9 giugno 2011
  • Life Cycle Assessment, a che punto siamo?

  • L’ENEA ha presentato ieri i dati 2011 sullo stato dell’arte della metodologia per la Valutazione del Ciclo di Vita dei prodotti e dei servizi: bene gli enti di ricerca e le università, male le PMI

Una conferenza per discutere, insieme agli esperti di settore, sullo stato dell’arte del *Life Cycle Assessment* (LCA) in Italia e per premiare quest’anno i migliori progetti di ricerca nel campo della _valutazione del ciclo di vita_ – sono questi, in sintesi, i punti centrali dell’evento organizzato ieri presso la sede ENEA di Roma dal titolo “_La Rete Italiana LCA: prospettive e sviluppi del Life Cycle Assessment in Italia_”.
Nella parte iniziale del convegno sono state presentate in particolare, le diverse attività della rete italiana che ha sviluppato il metodo LCA – una tecnica che permette di quantificare, in un’ottica di sistema, _gli impatti ambientali di qualsiasi prodotto e servizio, considerandone quindi_ *tutto il loro ciclo di vita*, _dall’origine fino all’eventuale dismissione_.

I dati – messi insieme da ENEA proprio grazie alla nascita e allo sviluppo, a partire dal 2006, di una _Rete Italiana LCA_ con al seguito più di 400 esperti che si occupano di ricerca e sviluppo in questo settore – hanno riportato nello specifico una concentrazione delle attività di LCA nelle regioni di _Lombardia_ ed _Emilia Romagna_. Al livello territoriale infatti, la prima presenta un’elevata partecipazione delle università agli studi di analisi del ciclo di vita, mentre la seconda ha il più alto numero di società di consulenza del settore. Il _Veneto_ invece, dati alla mano, riscontra una rilevante concentrazione di enti di ricerca che si rivolgono agli studi sul LCA, mentre la partecipazione all’utilizzo di questa metodologia da parte di _Lazio_, _Toscana_ e _Piemonte_ sembra essere cresciuta in maniera significativa rispetto ai dati del 2010.
Tra i settori più studiati dal LCA emerge inoltre che, dati alla mano, il comparto dell’energia sia quello più significativo, seguito dall’edilizia, le plastiche, il riciclo, la R&S e i servizi.
Nonostante tutte le informazioni sullo stato dell’arte del LCA abbiano evidenziato un aumento delle attività rivolte al ciclo di vita di prodotti e servizi, non sono tuttavia mancate, nel corso del convegno, delle perplessità relative all’effettiva diffusione nel *mondo produttivo nazionale* delle informazioni e delle buone pratiche riguardanti questa complessa metodologia di _ricerca ambientale_. Secondo Maurizio Cellura, docente di Fisica Tecnica Ambientale presso l’Università studi di Palermo – “le piccole e micro imprese, pur costituendo una grande parte del tessuto produttivo italiano, rischiano di arrivare impreparate alla grande sfida di un’eccellenza dei prodotti di qualità a basso impatto ambientale all’interno del mercato europeo.”
“Non sono pronte” – ha continuato Cellura – “non ci sono risorse economiche, non c’è il know how necessario. Bisogna innanzitutto capire come gli istituti di ricerca e gli enti preposti possano creare dei centri per supportare questa sfida che dovrà evidentemente essere vinta perché altrimenti le PMI rischiano di essere tagliate fuori dal mercato.”
Non sono certamente mancate, durante l’evento, delle testimonianze importanti del mondo produttivo italiano, utili senza dubbio a capire quanto l’uso corretto del LCA abbia in primo luogo dei risvolti pratici quando si tratta di presentare al pubblico dei prodotti che siano competitivi ma soprattutto di alta qualità: – “Da sempre l’attenzione per l’ambiente è una delle missioni della nostra azienda” – ha rivelato Claudio Mazzini, Responsabile Sostenibilità Innovazione e Valori, Coop Italia – “per come siamo strutturati è necessario agire su tutta la nostra filiera produttiva ma anche su tutti gli impatti ambientali diretti e indiretti che i nostri prodotti generano.”
“Per i nostri prodotti a marchio Coop” – ha aggiunto Mazzini – “ci siamo riproposti di agire con rigore scientifico, il che significa lavorare utilizzando lo strumento del LCA.”
“E’ importante sottolineare – conclude – quanto il LCA sia un metodo per la definizione scientifica della qualità di un prodotto di cui ogni azienda dovrebbe avvalersi. La differenza vera infatti tra chi gestisce l’ambiente in un certo modo rispetto a chi invece non lo fa, dipende dal fatto se viene utilizzato o meno il LCA come *una delle leve di governance aziendale.*” (di Matteo Ludovisi)