• Articolo , 12 maggio 2010
  • L’impatto ambientale? Questione di PIL

  • Ad un Prodotto Interno Lordo maggiore corrispondono danni ambientali maggiori. L’equazione effettuata dal dott. Bradshaw e dal suo team di ricerca mette in guardia sulla necessità di preservare le risorse naturali per permettere alla popolazione mondiale di sopravvivere

(Rinnovabili.it) – Un graduale danneggiamento del Pianeta potrebbe causare cambiamenti radicali e trasformazioni irreversibili già dalla metà di questo secolo. Nonostante la situazione di criticità ambientale nella quale ci troviamo sia nota a politici, esperti, accademici e scienziati oltre che agli ecologisti e dalla gente comune, sembra che non si riescano a prendere decisioni concrete che possano almeno rallentare i meccanismi innescati da un uso irrazionale delle risorse e delle ricchezze.
A questo punto non è molto importante attribuire le colpe, ma avere un quadro più chiaro della situazione e riuscire a capire dove sarebbe meglio intervenire, anche per razionalizzare gli interventi, potrebbe essere un inizio. Atal proposito il dott. Corey Bradshaw, dell’Università di Adelaide (Australia) ha voluto redigere un elenco dei paesi a seconda del grado di impatto ambientale che producono. Grazie alla collaborazione di un team di ricerca sono stati analizzati sette diversi indicatori ambientali, che hanno reso possibile stilare due liste: una che classifica l’impatto ambientale proporzionale, dove l’impatto è misurato rispetto alla totale disponibilità delle risorse; il secondo classifica in base all’indice di impatto assoluto, misurando il degrado totale su scala globale.
Secondo il primo elenco i primi dieci paesi risultano essere Singapore, Corea, Qatar, Kuwait, Giappone, Thailandia, Bahrein, Malesia, Filippine e Paesi Bassi.
In termini assoluti sono (dal peggiore): Brasile, Stati Uniti, Cina, Indonesia, Giappone, Messico, India, Russia, Australia e Perù. Gli elenchi sono stati ottenuti basando le analisi su fattori quali perdita di boschi naturali, modifiche degli habitat, cattura dei pesci, uso di fertilizzanti, inquinamento delle acque, emissioni di diossido di carbonio, utilizzo del suolo e specie minacciate. Secondo Bradshaw l’attuale situazione del Pianeta sarebbe la diretta conseguenza di un uso indiscriminato delle risorse da parte dell’uomo, causa dei maggiori danni agli ecosistemi riconosciuti come fonte primaria per la sopravvivenza di tutte le specie.
In conclusione è stato stabilito che la ricchezza totale di un paese (PIL) è il più importante tra gli indicatori per stabilire il livello di impatto ambientale: il paese più ricco, ha un più elevato impatto ambientale nonostante attualmente il mondo economico ci voglia far credere che le maggiori economie, disponendo di fondi, abbiano un accesso agevolato alle tecnologie pulite sviluppando, di conseguenza, una coscienza ambientale superiore. Per il momento, però, non sembra essere così.