• Articolo , 3 febbraio 2009
  • L’Italia settima tra gli investitori nelle rinnovabili

  • La calssifica dei paesi che sanno meglio attrarre investmenti e capitali per lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili, in uno studio di Ernst & Young

Prima, e non è una sorpresa, è la Germania. Il podio sui cui si colloca è quello dei paesi che più attraggono investimenti nel settore dell’energia rinnovabile, scavalcando dunque anche gli Usa (l’Italia è in settima posizione). Questo ciò che emerge dall’ultima indagine del “Renewable Energy Country Attractiveness Index” pubblicata da Ernst & Young. L’indice, che redige una classifica annuale degli investimenti totali nelle energie alternative, ha rilevato per la prima volta dalla sua stessa creazione – cinque anni fa – un notevole calo dell’attrattività nei venti Paesi analizzati.
Angelo Era, (Partner Ernst & Young settore Energy), fa notare come “la pesante situazione economica negli Usa ha limitato fortemente l’accesso ai finanziamenti e ha rallentato notevolmente gli scambi di titoli PTC (Production Tax Credit) e ITC (Investment Tax Credit) che permettono alle aziende di ottenere sgravi fiscali acquistando crediti dagli sviluppatori di energie rinnovabili”. “Questa situazione – continua Era – ha permesso alla Germania di assumere quasi automaticamente il ruolo di destinazione più attraente per gli investimenti in energia rinnovabile, unitamente agli Stati Uniti, soprattutto come conseguenza dei tariffari speciali in vigore nel Paese tedesco che rende il mercato più flessibile”. Il Regno Unito si attesta al quinto posto a pari merito con la Spagna. Gli investimenti nelle rinnovabili in Gran Bretagna sono aumentati sopratutto dopo l’annuncio del governo nel suo Pre Budget Report della proroga fino al 2037 dell’impegno a favore dell’energia rinnovabile, unitamente all’attuazione de “Energy and Planning Act 2008: tariffe speciali per impiantare piccole wind farm fino a 5 MW. Caduta invece degli Stati Uniti dove, nonostante la proroga degli sgravi fiscali per investimenti e produzione energetica verde, la crisi economica ha potuto più degli incentivi.