• Articolo , 29 ottobre 2008
  • Living Planet Report: nel 2035 servirà un altro Pianeta

  • Il quadro fornito dall’edizione 2008 accorcia le previsioni prospettate 2 anni fa: i consumi di risorse naturali sono 1/3 in più di quanto la Terra possa sostenere con stili di vita che stanno consumando il Pianeta. E anche “l’impronta ecologica” dell’Italia sta facendo la sua parte

Ci stiamo letteralmente mangiando il pianeta. L’attuale domanda delle attività umane sta, infatti, esercitando sulla Terra una pressione tale da aver dato il via ad una vera e propria “recessione ecologica”. E se continuerà a crescere ai ritmi attuali, intorno al 2035 potremmo aver bisogno di un altro Pianeta per mantenere gli stessi stili di vita. L’allarme arriva da James Leape, direttore del Wwf internazionale, in occasione del lancio a livello globale del Living Planet Report 2008 un lavoro biennale che fornisce periodicamente informazioni sullo stato di salute del nostro pianeta. Uno scenario già preannunciato nell’edizione 2006, ma che torna oggi accorciando le sue previsioni: la domanda delle attività umane è infatti di circa un terzo in più di quanto la Terra possa realmente sostenere ed i tempi utili per agire ricevono un brusco taglio di 15 anni ( nel Living Planet Report 2006 si parlava della stessa prospettiva, ma al 2050). Il rapporto del Wwf, redatto in collaborazione con la Società Zoologica di Londra e il Global Footprint Network è stato presentato questa mattina a Roma dal suo direttore scientifico Gianfranco Bologna, da Riccardo Valentini del Cnr, dal segretario generale dell’Aspen Institute Angelo Maria Petroni e da Piero Angela. A fornire le informazioni sullo stato di salute del sistema Natura sono tre indici:

*L’Impronta Ecologica* (IE) ovvero la domanda dell’umanità sulla natura, in termini di “biocapacità globale” (BG), la superficie di terra e mare produttiva dal punto di vista biologico e necessaria alla produzione delle risorse e all’assorbimento di materiali di scarto e emissioni di gas serra generate. I dati del rapporto indicano che l’IE è di 2,7 ettari pro capite, mentre la BG è di 2,1 ettari pro capite. Vale a dire, un deficit di 0,6 ettari globali pro-capite.

*L’indice del pianeta vivente*, che tiene conto dell’andamento della biodiversità attraverso l’analisi di circa 5.000 popolazioni di 1.686 specie di animali vertebrati caratteristiche di grandi biomi del pianeta. I dati mostrano come dal 1970 si sia verificato il declino complessivo del “patrimonio vita” sul Pianeta di circa il 30%. Percentuale che raggiunge addirittura il 50% nelle aree tropicali.

*L’impronta Idrica*, introdotta solo da quest’anno, considera invece i consumi di acqua per la produzione di beni e servizi dei vari Paesi, e comprende sia il prelievo da fiumi, laghi e falde acquifere di acqua impiegata nel settore agricolo, industriale e abitativo, che l’acqua delle precipitazioni piovose utilizzata per l’agricoltura e l’acqua utilizzata per la produzione delle merci importate. A livello globale ciascun abitante della terra consuma in media 1,24 milioni di litri di acqua all’anno (circa metà di una piscina olimpionica).

Dalla ricerca, quindi, risulta chiaro come l’uomo stia utilizzando più di quanto abbia realmente bisogno. Ovviamente non è così ovunque (Vedi “scheda”:http://www.rinnovabili.it/wwf-gli-indici-di-un-pianeta-agli-sgoccioli-701910): sul podio dei grandi consumatori delle risorse naturali Emirati Arabi, Stati Uniti, Kuwait, Danimarca e Australia. E se l’Italia trova “solo” il 24° posto nella classifica dei Paesi con la maggiore Impronta Ecologica, consumando il quadruplo rispetto al dovuto, è invece quarta dopo Stati Uniti, Grecia e Malesia sul versante Impronta Idrica. C’è una soluzione? Sì e la spiega Gianfranco Bologna. “Prima di tutto bisogna considerare che la potenzialità del risparmio energetico mondiale è oltre il 50 per cento. Il che significa iniziare a domandarsi in ogni processo produttivo “Quanto consuma?”. Poi bisogna costruire edifici ecologici e snellire le reti di trasporto per diminuire l’inquinamento. Insomma, in Finanziaria va affiancata alla contabilità economica, quella ecologica”. Il “rapporto”:http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/Sostenibilit/LivingPlanetReport2008_def.pdf completo è consultabile on line.