• Articolo , 5 maggio 2011
  • Mediterraneo: contro la marea di plastica i pescatori “netturbini”

  • I pescherecci potrebbero venir pagati per cacciare i rifiuti di plastica, piuttosto che il pesce, da destinare al riciclaggio. Un doppio beneficio per l’ecosistema marino

(Rinnovabili.it) – L’emergenza “inquinamento del Mar Mediterraneo”:http://www.rinnovabili.it/inquinamento-i-sacchetti-di-plastica-soffocano-il-mediterraneo801844 è di dominio pubblico. Nel 2009 l’Unep riportando gli esiti della campagna Inter-national Coastal Cleanup, aveva rivelato che tra le 12 tipologie più ricorrenti di rifiuti rinvenuti sulle spiagge del bacino tra il 2002 e il 2006, i sacchetti di plastica occupano il quarto posto (pari all’8,5% del totale), subito dopo le bottiglie di plastica (9,8% del totale). Ad una situazione già critica va aggiunto anche il dato riguardante l’equilibrio dell’ecosistema marino; dallo studio condotto dall’Unione mondiale della conservazione della natura, (Iucn) emerge infatti che quaranta specie marine del Mediterraneo sono oggi a rischio a causa del degrado dell’habitat, della contaminazione delle acque e per una pesca eccessiva.

Per fornire una prima soluzione almeno a due degli aspetti sopracitati, Maria Damanaki, commissario europeo per la pesca, presenterà a breve un progetto pilota che vedrà i pescatori investiti del nuovo ruolo di operatori ecologici marini. L’iniziativa intende fornire una fonte alternativa di reddito per ridurre la pressione sul depauperamento delle risorse ittiche pagando i pescatori affinché catturino i rifiuti di plastica, piuttosto che i pesci, e li inviino al riciclaggio. In base alla proposta di Damanaki le sovvenzioni saranno fornite inizialmente dagli Stati membri fino a quando il sistema non si sarà trasformato in una società autosufficiente e redditizia. “Le odierne sfide ambientali, economiche e sociali – ha dichiarato il commissario – non possono essere affrontate con mezze misure o placidi accorgimenti: abbiamo bisogno di un cambiamento radicale. Abbiamo bisogno di un’azione che porti gli stock ittici e gli ecosistemi a livelli sostenibili e produttivi e di una politica comune della pesca che sia più verde, più snella, più moderna e coerente con gli standard internazionali che abbiamo sottoscritto”.