• Articolo , 26 maggio 2009
  • Mef a Parigi per preparare Copenhagen

  • Circa duecento giorni ci separano dalla conferenza di Copenhagen che dovrà trovare un accordo un sede l’ONU contro il global warming dopo il 2012, oggi intanto si riuniscono a Parigi i 17 paesi più inquinanti della Terra

(Rinnovabili.it) – Il calendario dei diplomatici vede avvicinarsi velocemente la data di Copenhagen e si inizia a discutere i primi problemi. D’altronde questa di oggi a Parigi è solo una delle tappe che porteranno alla Conferenza di dicembre. Basti pensare agli appuntamento intermedi di Bonn (1-12 giugno e 10-14 agosto) e quello a Bangkok (28 settembre – 9 ottobre). E Parigi viene dopo la riunione di Washington di aprile.
Questa volta l’incontro dei 17 paesi membri, responsabili tutti insieme dell’80 % delle emissioni di gas serra, devono preparare le conclusioni del “Forum delle Economie dei Paesi più Sviluppati” (MEF) sull’energia e il clima, tema su cui Capi di Stati e di Governo si ritroveranno a discutere in sede di G8 a luglio in Italia, a L’Aquila.
Ma la stampa mondiale non è certa che riusciranno a pervenire ad un accordo per provare a salvare il clima, adottando misure che potranno poi essere sancite e condivise a Copenhagen.
“Nonostante sia sparito dalla scena mondiale George W. Bush, continua un serrato confronto, a volte anche molto aspro – commenta Damien Demailly del WWF – tra americani ed europei, tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo”.
Per ora tiene banco l’Unione europea con il suo pacchetto “20-20-20”, mentre gli Stati Uniti, dal canto loro, vogliono riportare entro il 2020 le emissioni di gas serra ai valori del 1990. Ma tutto questo va fatto in fretta, visto che ultimi studi hanno dimostrato come gli effetti del riscaldamento globale nel ventunesimo secolo potranno essere anche due volte peggiori di quelli anticipati qualche anno fa’. La temperatura potrebbe salire oltre i 5° entro la fine di questo secolo. Ma le soluzioni che potranno essere prese negli incontri, come quello di Parigi, se non comprenderanno anche degli obiettivi precisi, delle scadenze stabilite e delle sanzioni per chi non ottempera alle decisioni, saranno un palliativo che poco potrà sortire sia in tema della difesa dell’equilibrio climatico, sia delle conseguenze del riscaldamento globale che del divario sempre maggiore tra paesi poveri, quelli in via di sviluppo e quelli già ricchi.
Per far fronte a questi bisogni, da qui al 2020, sono stati valutati necessari oltre 100 miliardi di euro all’anno, che è meno del 10% delle spese militari sostenute in tutto il mondo. Saremo in grado di prendere delle decisioni così importanti, fin qui accantonate?