• Articolo , 27 gennaio 2009
  • Migliorare il termo-fotovoltaico

  • Si chiama MTPV, Micron-gap Thermal PhotoVoltaics ed è la tecnologia messa a punto dall’omonima società per rendere il termo-fotovoltaico una soluzione economica ed efficiente nella produzione energetica

*LE TECNONEWS* – Un nuovo approccio nella conversione del calore in energia elettrica potrebbe rendere la tecnologia del termo-fotovoltaico (TPV) notevolmente più pratica. E’ la scommessa portata avanti da MTPV Corporation, una startup con sede a Boston, attualmente al lavoro su prototipi per applicazioni edilizie. Generalmente il TPV genera energia elettrica mediante celle sensibili ai raggi infrarossi, diffusi da un corpo portato a temperatura di emissione tramite bruciatore o concentrazione della stessa luce solare. A renderlo meno attraente dal punto di vista commerciale finora sono state le alte temperature richieste ed in parte la concorrenza di tecnologie come il solare termodinamico, di gran lunga più efficiente e dunque più appetibile.
L’innovazione messa a punto dalla MTPV, acronimo di micron-gap thermal photovoltaics, non si limita solo a migliorare questo tipo di dispositivi, ma suggerisce come possibile un’efficienza di oltre il 50%, lì dove la percentuale di una cella classica è convenzionalmente del 30%, o del 41% per il solare a concentrazione.
Il segreto della società statunitense è l’utilizzo di micro lacune, (gli stessi micron-gap da cu prende il nome) tra il materiale riscaldato e la superficie del fotovoltaico: il divario tra i due elementi appare così più corto della stessa lunghezza d’onda dei fotoni, rendendo pertanto più facile la loro cattura ed eliminando la possibilità di fenomeni di rimbalzo. I prototipi finora realizzati hanno mostrato d’aumentare il flusso fotonico, dal corpo riscaldato alla cella solar, di 10 volte rispetto ai tipici sistemi termo-fotovoltaici, e calcolando che l’efficienza teorica massima è dell’85%, gli ingegneri a capo del progetto sono convinti che vi siano ampie possibilità di miglioramento.
Inoltre, spiega la società, ulteriori sviluppi offrirebbero la possibilità di abbassare la temperatura necessaria per il processo (circa 1500° C) fino a valori intorno ai 100° C o in alternativa un utilizzo di una minore quantità di materiali fotovoltaici, rendendo la tecnologia competitiva ed economica.

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