• Articolo , 29 maggio 2008
  • Milano metropoli, come autostrade aiutano l’ambiente

  • “Le autostrade sono infrastrutture che ridisegnano l’ambiente, non opere di cementificazione”. E’ netto il giudizio di Massimo Di Marco, amministratore delegato di Milano Serravalle Milano Tangenziali, intervenuto al terzo dei seminari ‘Innovazione e nuove infrastrutture autostradali: buone pratiche internazionali a confronto’, dedicato a energia e ambiente e organizzato da Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo, con […]

“Le autostrade sono infrastrutture che ridisegnano l’ambiente, non opere di cementificazione”. E’ netto il giudizio di Massimo Di Marco, amministratore delegato di Milano Serravalle Milano Tangenziali, intervenuto al terzo dei seminari ‘Innovazione e nuove infrastrutture autostradali: buone pratiche internazionali a confronto’, dedicato a energia e ambiente e organizzato da Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo, con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano, Ministero delle Infrastrutture. “Oggi – spiega Di Marco – costruire un’infrastruttura rappresenta un’opportunita’ per migliorare la qualita’ ambientale e paesaggistica del territorio”. E cita il caso del nuovo svincolo Forlanini, sulla tangenziale Est di Milano: “Nel risistemare quello che un tempo rappresentava un’uscita ad altissimo rischio per la viabilita’, e’ stato effettuato un rivestimento a verde di 100 mila metri quadri e sono state posizionate 2600 metri quadri di barriere antirumore. L’attenzione per l’ambiente e’ d’altra parte un’esigenza sempre piu’ sentita ed emersa con forza anche nell’ambito del Congresso mondiale della strada tenutosi a Parigi nel 2007. La tecnologia puo’ in questo senso dare un grosso contributo: e’ ad esempio in fase di sperimentazione da parte della stessa Milano Serravalle Milano Tangenziali l’uso di vernici ed asfalti fotocatalici, in grado di assorbire in parte gli agenti inquinanti emessi dai veicoli; oltre a questi anche l’uso di piante ‘mangia smog’ a ridosso delle della rete stradale, in grado di assorbire 280 tonnellate di CO2 all’anno”. E’ poi allo studio l’uso di pannelli fotovoltaici in grado ad esempio di illuminare una galleria o un tratto autostradale, e abbattere cosi’ di circa il 30% della spesa attuale per l’energia elettrica. Nico van Dooren, consulente senior di tecnologia ambientale della societa’ di ingegneri e architetti Royal Haskoning, ha sottolineato come nei Paesi Bassi vengano tenuti in considerazione tutti i possibili fattori legati alla costruzione di una nuova infrastruttura: non solo l’ambiente inteso come persone, flora e fauna, ma anche l’impatto a livello di rumorosita’, inquinamento dell’aria e luminoso. Per fare questo, ma soprattutto per trovare fin dalla fase progettuale l’appoggio della cittadinanza coinvolta dal passaggio della nuova infrastruttura, vengono ad esempio adottate delle simulazioni al computer che consentono anche ai non addetti ali lavori di valutare il grado di rumorosita’ che l’infrastruttura determinera’ attraverso una percezione diretta. Per supportare ancora meglio la fase progettuale, ha spiegato Piet Kunst della Royal Haskoning, sono stati poi creati dei modelli di valutazione che tengono conto non solo di aspetti tecnici come la scelta dei materiali, ma anche i costi, e l’impatto globale sul territorio. Ma, precisa Livio Mazzarella, del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, non si puo’ pensare ne’ di avere un modello unico per tutte le situazione ne’ che i codici di calcolo che li impiegano siano facilmente impiegabili da chiunque: “Il rischio di errore sarebbe altissimo. Vanno bene dunque i modelli, ma questi vanno comunque impiegati da esperti che sappiano gestire i dati in modo corretto e soprattutto coerenti con il caso specifico”. L’aspetto forse piu’ interessante e di certo innovativo di questa nuova svolta ecologista delle infrastrutture riguarda pero’ la possibilita’ di usare l’asfalto come generatore di energia. E sono ancora una volta i Paesi Bassi ad essere all’avanguardia in questo settore con il sistema Road Energy Systems, presentato da Arian de Bondt, ingegnere della Ooms Nederland Holding bv. Grazie ad una serie di tubazioni collocate sotto il manto stradale e’ possibile farlo funzionare come collettore solare: la radiazione assorbita dall’asfalto viene asportata dal fluido che passa attraverso i tubi riscaldandosi. Durante la stagione calda, l’acqua pompata da una falda sotterranea fredda viene immessa nella serpentina di tubi e si scalda proprio grazie all’asfalto che e’ in grado di assorbire elevate quantita’ di calore. Da essa viene quindi ‘estratta’ energia termica prima di essere nuovamente immessa in una seconda falda acquifera, oppure si puo’ immettere l’acqua cosi’ riscaldata in una seconda falda accumulandovi energia termica, da riutilizzare poi nella stagione fredda. Il Road Energy Systems, puo’ essere usato sulle piste degli aeroporti, nelle grandi stazioni ferroviarie, dei pullman, o anche su alcuni tratti stradali, e viene anche usato per scaldare o raffreddare edifici. Nei Paesi Bassi, in Scozia, Inghilterra e Belgio il sistema e’ stato applicato con successo a strutture di varia metratura (dagli oltre 2250 fino ai 600 metri quadri), con una spesa che in media puo’ essere ammortizzata in soli sette anni.