• Articolo , 7 marzo 2011
  • Miopia sulle rinnovabili

  • Come se non bastasse la crisi economica, ecco che vengono diminuiti e lasciati sub judice gli incentivi fiscali per l’installazione di pannelli solari e impianti eolici, mentre vengono, per il momento, abbandonati i limiti di potenza installata (8000 MW), che sarebbero stati dieci volte inferiori a quanto si fa in Germania, notoriamente a corto di […]

Come se non bastasse la crisi economica, ecco che vengono diminuiti e lasciati sub judice gli incentivi fiscali per l’installazione di pannelli solari e impianti eolici, mentre vengono, per il momento, abbandonati i limiti di potenza installata (8000 MW), che sarebbero stati dieci volte inferiori a quanto si fa in Germania, notoriamente a corto di questa fonte energetica. Una scelta in controtendenza mondiale difficile da comprendere, dovuta forse al fatto che, come ebbe a dire un importante (e ignorante) dirigente del comparto elettrico italiano, il solare non ha dignità industriale, come se Giappone e Germania fossero paesi di economia terzomondista e non tra le maggiori potenze economiche del pianeta. Questo però non basta a spiegare la miopia della scelta attuale, figlia anche della scarsa fiducia nel solare, derivata da un periodo storico (gli anni Ottanta) caratterizzato da apparecchi di scarsa qualità soggetti a malfunzionamenti e rotture e dalla mancanza di assistenza adeguata. A ciò si potrebbe aggiungere una ragione più maligna: che interesse potrebbe avere un’industria energetica a sviluppare tecnologie che porterebbero, alla fine, il cliente a sganciarsi sempre di più dalla rete di distribuzione e, dunque, dalle bollette? Perché chi ha sempre campato sull’accentramento, dovrebbe improvvisamente favorire il decentramento energetico? O addirittura ridursi a comperare energia dal singolo cliente che diventa improvvisamente produttore autosufficiente?

Il programma ONU per l’ambiente sostiene che investire circa l’1,25% del PIL globale annuale nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, potrebbe tagliare la domanda di energia del 9% nel 2010 e quasi del 40% entro il 2050. La Germania tenta di adeguarsi, e noi? Ora, a meno di non voler essere razzisti, si potrebbe pensare a una naturale inclinazione per il Sole dei paesi di lingua tedesca, nonostante l’incentivo sul kWh prodotto in Germania sia ancora inferiore a quello italiano. La differenza è che in Germania i soldi vanno al rinnovabile vero (non ai rifiuti bruciati o, com’è successo da noi, addirittura al petrolio) e, quindi, lì si produce elettricità veramente rinnovabile. Se poi si cancellano gli incentivi il gap diventerà incolmabile. L’80% del solare europeo è in Germania, ma noi siamo il Paese del Sole, non c’è qualcosa di profondamente stonato?