• Articolo , 16 maggio 2008
  • Mobilità sostenibile come sinonimo di salute pubblica

  • Una ricerca insolita per spiegare come, promuovendo politiche di trasporto sostenibile nelle città, si possa ridurre sia la domanda mondiale di petrolio che l’indice di massa corporea

Lasciare l’auto a casa a favore di mezzi di trasporto più sostenibili non solo porterebbe ad un risparmio energetico ma contribuirebbe ad un miglioramento generale della salute. Ma con salute in questo caso non ci riferiamo all’assenza di patologie polmonari o vascolari, quanto a centimetri in meno nel girovita. Si perché, secondo una ricerca ora pubblicata sulla rivista “Lancet” a firma di Phil Edwards e Ian Roberts, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, l’obesità e il soprappeso sono in qualche modo collegate alla crescente domanda mondiale di petrolio e di cibo. “Il trasporto motorizzato – scrivono gli autori – è dipendente per oltre il 95% dal petrolio e rende conto di circa metà dell’uso mondiale del greggio. Poiché inoltre il prezzo del petrolio influenza la produzione agricola, anche i prezzi delle derrate alimentari possono in definitiva aumentare in dipendenza dell’utilizzo delle automobili (anche per il ricorso ai biocombustibili). Ma l’uso dell’auto e la minore attività fisica favoriscono il sovrappreso, che a sua volta incrementa il fabbisogno calorico e di conseguenza la domanda globale di cibo”. Un vero e proprio circolo vizioso. Dallo studio emerge che la popolazione obesa consuma un 18% in più di energia derivata dall’alimentazione, in confronto a chi ha un BMI (indice di massa corporea) nella norma ed il sovrappiù di massa corporea richiede a sua volta una maggiore quantità di energia negli spostamenti, che rischia di andare ulteriormente a favorire la scelta di camminare meno e di ricorrere maggiormente all’auto.