• Articolo , 19 maggio 2009
  • Monito Cei: crisi non fermi lotta al “climate change”

  • “Predica” ecologista della Conferenza Episcopale Italiana, tutta protesa nella difesa del contrasto dell’inquinamento e invocando una conversione sostenibile da parte di tutti.

(Rinnovabili.it) – Il clima ”è un bene che va protetto”, ed è necessario ”un profondo rinnovamento delle abitudini e dell’economia perché l’impegno per la tutela della stabilità climatica è questione che coinvolge l’intera famiglia umana”.
L’ammonimento viene dalla Conferenza Episcopale Italiana in occasione del comunicato sulla IV Giornata per la salvaguardia del Creato, (prossimo 1° settembre).
”Il peso della crisi economico-finanziaria non può esimere da una collaborazione lungimirante per individuare e attivare misure efficaci a garantire la stabilità climatica – continua il documento dei vescovi – è un passaggio cruciale per verificare la disponibilità della famiglia umana ad abitare la terra secondo giustizia e a una tempestiva riduzione delle emissioni di gas serra, precauzione necessaria a tutela delle generazioni future, ma anche di quei poveri della terra, che già ora patiscono gli effetti dei mutamenti climatici”.
”L’impegno per la tutela della stabilità climatica – spiega lo scritto della Cei – é questione che coinvolge l’intera famiglia umana in una responsabilità comune, che pone anche una grave questione di giustizia: a sopportarne maggiormente le conseguenze sono spesso le popolazioni a cui é meno imputabile il mutamento climatico”.
La Cei quindi ribadisce l’importanza dell’incontro a Copenhagen ”nella quale la comunità internazionale dovrà definire le linee di un’efficace azione di contrasto del riscaldamento del pianeta per i prossimi decenni”. E’ assolutamente necessaria quindi ”una chiara disponibilià dei Paesi più industrializzati all’assunzione di responsabilità”.
”Senza il contributo di tutti” non sarà possibile conseguire gli obiettivi prefissati”.
La Cei parla di “radici spirituali” della devastazione del pianeta: ”E’ conseguenza del peccato se la rete delle relazioni con il creato appare lacerata e se gli effetti sul cambiamento climatico sono innegabili, se proprio l’aria, così necessaria per la vita, è inquinata da varie emissioni, in particolare da quelle dei cosiddetti gas serra”. Vien quindi invocata una ”conversione ecologica” già richiamata da Giovanni Paolo II.
“Un profondo rinnovamento del nostro modo di vivere e dell’economia, cercando di risparmiare energia con una maggiore sobrietà – conclude il documento della Conferenza – nei consumi, per esempio nell’uso di automezzi e nel riscaldamento degli edifici, ottimizzando l’uso dell’energia stessa, a partire dalla progettazione degli edifici stessi, e valorizzando le energie pulite e rinnovabili”.