• Articolo , 26 maggio 2008
  • NanoVentSkin, una pelle di microturbine

  • Bioingegneria e nanotecnologia si fondono nel nuovo progetto del designer Agustin Otegui. Il risultato: una seconda pelle per gli edifici in grado di sfruttare sole e vento

Quando si tratta di energia eolica molti sono portati a pensare in grande, come nel caso di Maglev wind turbine o l’enorme impianto del Bahrain world trade center; tuttavia c’è anche chi, come il designer Agustin Otegui, pensa molto in piccolo, o più precisamente in scala nanometrica. L’idea messa a punto da Otegui prende il nome di NanoVentSkin ed è una sorte di “pelle” a rivestimento degli edifici, capace di sfruttare sia l’energia del vento che del sole. Il sistema è costituito turbine microscopiche lunghe 25 mm per 10.8 mm di ampiezza, collegate fra loro, quasi a creare una sorta di rete. Oltre a catturare l’energia eolica la superficie esterna delle micro-turbine assorbe la luce del sole attraverso un rivestimento fotovoltaico organico e la trasferisce alle fibre contenute nei nano-wires interni che la inviano ad unità di stoccaggio. La superficie interna funziona invece da filtro catturando la CO2 atmosferica che vi passa attraverso con il vento. Prendendo spunto dalla bioingegneria il designer ha progetto le singole unità come una colonia di microrganismi che vivono tra loro in simbiosi: ogni pannello di NanoVentSkin ha un sensore su ogni angolo con un serbatoio di materiale e quando una delle microturbine ha un guasto o un’interruzione, invia un segnale attraverso i nano-fili al sistema centrale e il materiale da costruzione viene inviato attraverso il tubo centrale per rigenerare il settore che ha mandato il segnale grazie ad un processo autonomo di assemblaggio.