• Articolo , 3 giugno 2009
  • Negoziati di Bonn: gli ambientalisti chiedono l’impegno italiano

  • Greenpeace, Legambiente e WWF Italia scrivono al ministro Stefania Prestigiacomo affinché “il governo italiano faccia la sua parte per il raggiungimento di un accordo sul clima”

(Rinnovabili.it) – A soli sei mesi dall’appuntamento di Copenhagen quello che aspetta i negoziatori internazionali, riunitisi a Bonn fino al 12 giugno, è un passo cruciale per il futuro accordo post Kyoto. I molti “nulla di fatto” registrati finora e i riduttivi impegni messi sul tavolo spingono ancor più su un’urgenza che ha il tempo contato.
La voce ambientalista italiana non può fare a meno di seguire con attenzione questo importante appuntamento e in occasione delle prime giornate del summit tedesco Greenpeace, Legambiente e WWF Italia hanno fatto recapitare al Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, una lettera riportante quelli che, a parere delle tre associazioni, sono i punti essenziali da inserire nel nuovo accordo internazionale sul Clima.
“Il fenomeno dei cambiamenti climatici – si legge nella missiva degli ambientalisti – è in rapida accelerazione e le ultime evidenze scientifiche mostrano che la minaccia di impatti irreversibili è molto più imminente di quello che immaginavamo appena due anni fa. Il tempo utile per evitare impatti catastrofici sta dunque velocemente svanendo. Occorre agire subito per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra nel minor tempo possibile. Sappiamo, infatti, che un aumento medio della temperatura globale di 2° centigradi rischia di far evolvere l’equilibrio climatico del Pianeta verso scenari irreversibili”.
Nessun tempo dunque per la riflessione, le richieste non fanno sconti ma mirano ad obiettivi ambiziosi in tempi ristretti: riduzione dei gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2020 da parte dei paesi industrializzati e calo del 15-30 per cento delle emissioni dei paesi in via di sviluppo rispetto agli scenari tendenziali. Argomento chiave anche i finanziamenti messi a disposizione delle economie ricche per finanziare la lotta alla deforestazione, l’adattamento e il trasferimento delle tecnologie pulite nel sud del mondo, stimati in almeno 110 miliardi di euro l’anno. In questa necessità di un nuovo accordo “il governo italiano faccia dunque la sua parte per favorirlo. Il tempo a disposizione è poco – concludono le associazioni – ma solo attraverso scelte ambiziose si potranno evitare conseguenze irreversibili con gravi impatti sulle persone e sull’economia”.