• Articolo , 17 maggio 2010
  • Nel deserto la nuova miniera d’oro Usa

  • Uno studio IEA ha messo in evidenza come gli Stati Uniti siano candidati a diventare il paese leader al mondo nella produzione di energia solare, grazie alle enormi distese desertiche. Entro il 2020 il costo per l’istallazione degli impianti potrebbe ridursi anche del 40%

(Rinnovabili.it) – Fino a qualche anno fa erano vaste distese di roccia e sabbia che non avrebbero attratto nessun investimento. Oggi, invece, i deserti Usa potrebbero trasformarsi nella più grande fonte di produzione di energia solare al mondo. A renderlo noto uno studio della IEA, l’International Energy Agency, che ha messo in evidenza come sfruttare l’energia solare proveniente dai deserti americani entro il 2025 sarà conveniente quanto estrarre carbone. Una vera rivoluzione verde, sostenuta più volte anche dallo stesso presidente Obama, che ha già registrato un decisivo appoggio da parte del Senato americano con una serie di provvedimenti legislativi ad hoc. Il rapporto della IEA ha evidenziato come gli Usa, insieme ad altre nazioni virtuose, grazie a investimenti e all’adozione di tariffe incentivanti, nei prossimi anni potranno aspirare a divenire i leader mondiali nella produzione di elettricità dal sole.
Tutto ciò sarà reso possibile dall’abbattimento dei costi per l’istallazione di impianti solari a concentrazione, realizzati in prevalenza nelle aree desertiche. Grazie a incentivi e tariffe particolarmente vantaggiose, secondo gli analisti della IEA, entro il 2020 le spese di realizzazione degli impianti solari negli Stati Uniti potrebbero ridursi del 30-40%. Dati che hanno da subito accesso il dibattito intorno all’approvazione della nuova legge sul clima in Senato. Unico elemento su cui tutti sono già d’accordo è la disponibilità di superficie desertica per l’istallazione degli impianti: si calcola, infatti, che soprattutto quelli a sud-ovest del Paese potrebbero teoricamente produrre energia elettrica per tutta la nazione. A oggi, in tutti i casi, l’energia solare costituisce solo l’1% del fabbisogno energetico degli Usa e circa la metà (0,5%) proviene dalle istallazioni CSP.