• Articolo , 9 febbraio 2010
  • Nella Green economy l’Emilia Romagna ha investito 110 mln

  • L’assessore alle Attività produttive, Duccio Campagnoli, ha presentato ieri in Assemblea legislativa regionale i primi risultati del Piano Energetico Regionale.

(Rinnovabili.it) – Da un primo bilancio del Piano Energetico Regionale è emerso che l’Emilia Romagna è vicina al mantenimento degli impegni presi nell’attuazione del Protocollo di Kyoto così come per gli obiettivi fissati nei trasporti, industria, edilizia e agricoltura. Ad oggi sono già 110 i milioni di euro investiti nella green economy e trentamila gli edifici realizzati con il dimezzamento dei consumi energetici tradizionali, a cui si somma un forte incremento delle agroenergie per la produzione di energia elettrica con impianti a biomasse. L’Assessore Campagnoli ha dichiarato:” Questa Regione è seconda solo alla Puglia nell’installazione di impianti fotovoltaici; è netta la crescita nell’uso energetico delle biomasse, che si rivelano strumenti efficaci per ridurre l’impatto ambientale nella produzione di energia elettrica, grazie al pieno coinvolgimento degli enti locali”.
“Proprio per il settore della produzione elettrica – continua Campagnoli – si è ormai vicini agli obiettivi previsti per rispettare il Protocollo di Kyoto e ora l’impegno maggiore va rivolto al settore dei trasporti e delle residenze. Si è poi attivata e promossa la realizzazione per ogni amministrazione locale di veri e propri piani regolatori energetici per trasformare le città in comunità energetiche autoregolate e dei programmi degli Enti locali per l’intervento sull’edilizia pubblica con un risultato del primo Programma attivato che vede decine e decine di progetti presentati con investimenti per oltre 200 milioni di euro”. Per concludere la giunta regionale si impegna a rispettare i nuovi obiettivi 20-20-20 posti dall’Unione Europea per il 2020, ossia ridurre del 20% le emissioni di CO2, un risparmio energetico del 20% e aumentare la produzione di energie rinnovabili del 20%, e si mostra contraria alla decisione del governo di realizzare nuove centrali nucleari.