• Articolo , 27 ottobre 2008
  • NF3, la “nuova” minaccia per il clima

  • C’è un nuovo gas ad effetto serra da tenere sott’occhio accanto ai sei (anidride carbonica, metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) contemplati dal Protocollo di Kyoto

Si scrive NF3 e si legge trifluoruro di azoto. E’ un gas impiegato nella produzione di schermi piatti e microcircuiti elettronici e secondo i ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography presso La Jolla, Università di San Diego, un nuovo indice da tenere sottocontrollo nella lotta al riscaldamento globale, 17 mila volte più potente nel catturare il calore rispetto all’anidride carbonica. Secondo la ricerca effettuata dagli scienziati e commissionata dalla Nasa nell’ambito dell’Advanced Global Atmospheric Gases Experiment l’NF3 è presente in atmosfera in una concentrazione almeno quattro volte superiore a quanto si pensasse e, seppure ritenuto responsabile solo dello 0,04% del Global Warming prodotto dalle attività umane, risulta essere in costante aumento: nel 2006, grazie a nuove tecniche analitiche, sono state rilevate 4.200 tonnellate del gas rispetto alle 1.200 stimate per toccare nel 2008 addirittura le 5.400 tonnellate. Le sue emissioni non sono normate dal Protocollo di Kyoto dal momento che nel 1997, l’anno in cui è stato redatto, la sua quantità era considerata inferiore al 2%. Di conseguenza questo gas ha ricevuto sempre più attenzione dall’industria elettronica come sostituto dei perfluorocarburi, gas messi all’indice proprio perché tra i responsabili dell’effetto serra. Ora le analisi mostrano che i livelli del gas stanno con un ritmo vertiginoso, ad un tasso medio dell’11% dal 1978. “Dal punto di vista del clima – ha detto Weiss – è assolutamente necessario che l’NF3 sia aggiunto alla lista di gas serra regolamentati dal protocollo di Kyoto, affinché vengano forniti significativi incentivi per un saggio utilizzo di questo componente chimico”. “Questo risultato rafforza l’importanza della ricerca di base per determinare l’impatto globale del settore dell’industria dell’information technology sui cambiamenti climatici globali, che è già stato stimato essere uguale a quello del trasporto aereo”, ha aggiunto Larry Smarr, direttore del California Institute for Telecommunications dell’Università di San Diego.