• Articolo , 11 luglio 2008
  • Non cercate Kyoto nel Dpef di Berlusconi

  • Una denuncia di Legambiente e del WWF che aggiungono all’allarme i numeri di un documento governativo molto lacunoso in materia di salvaguardia ambientale

Nelle 56 pagine del documento di programmazione economica e finanziaria non troverete alcuna traccia degli impegni presi. Ma non basta. Questo ci espone, infatti, al rischio di consistenti multe da parte dell’Unione europea (non improbabile una sanzione di 2,5 miliardi di euro all’anno per il periodo 2008 – 2012).
Al contrario vanno registrati tagli per 700 milioni di euro alle voci di impegno ambientale nel decreto per abolire l’Ici.
I commenti di ambientalisti e opposizione sono duri e drastici.
“Nel mondo attuale – ha dichiarato in aula il senatore Roberto Della Seta – occuparsi di ambiente, impegnarsi per ridurre l’inquinamento, per contrastare i mutamenti climatici, promuovere le tecnologie e le produzioni ad alto valore aggiunto ecologico, significa occuparsi di economia e di sviluppo. Un’evidenza che in Europa è persino banale, ma che il governo Berlusconi ignora completamente. Nel Documento di programmazione economico-finanziaria non c’è traccia delle questioni che riguardano l’insostenibilità ambientale e che influenzeranno gli scenari macro economici. Nel Dpef – ha proseguito il capogruppo Pd nella commissione Ambiente – non c’è traccia di politiche per migliorare l’efficienza energetica del nostro Paese, né di come dovrà evolvere in futuro l’impegno italiano nella lotta al riscaldamento globale. Fra poco più di un anno, a Copenaghen, verrà firmato il Protocollo di Kyoto bis, nel 2012 scadrà il periodo entro il quale avremmo dovuto ridurre le nostre emissioni di gas serra del 6,5 per cento, mentre ad oggi sono cresciute di oltre il 10 per cento. Il Governo sembra ignorare che i mutamenti climatici, prima ancora che una minaccia per le generazioni future, rappresentano un problema maledettamente concreto per noi contemporanei, un problema che già oggi comporta costi economici e sociali rilevantissimi. Nel Dpef non c’è nulla di tutto questo, c’è invece l’idea del ritorno al nucleare. Rispondere al caro petrolio, ai problemi ambientali legati al consumo eccessivo di combustibili fossili con l’arma nucleare che, se tutto filerà molto liscio, l’Italia potrà brandire tra 15 anni, è peggio che sbagliato: è stupido”.
Ed ecco alcuni dei tagli alla difesa dell’ambiente: 77 milioni di euro per il potenziamento del trasporto via mare, 15 per il trasporto ferroviario delle merci, 113 per il trasporto pubblico locale, 30 per l’ammodernamento della rete idrica nazionale, 162 milioni (in tre anni) per la ferrovia Roma – Pescara, 36 milioni per il trasporto urbano, 50 milioni per la diffusione della banda larga, 150 milioni per la riforestazione, 45 milioni per la demolizione degli ecomostri, 20 milioni (in tre anni) per le isole minori, 10 milioni per il recupero dei centri storici, 4 milioni per l’istituzione di aree marine protette, 12 milioni per il monitoraggio del rischio sismico, 3,5 milioni per interventi di difesa del suolo nei piccoli Comuni.
In tutto fanno ben oltre 700 milioni. O ci siamo sbagliati?