• Articolo , 8 giugno 2010
  • Norma sui CV: per Anev a rischio 25 mila occupati

  • Nuovo appello dell’Associazione Nazionale Energia del Vento ad abrogare, in fase di conversione, l’articolo 45 della manovra finanziaria correttiva che metterebbe in crisi l’intero settore delle rinnovabili. Con un taglio di 25 mila posti di lavoro solo nel comparto dell’eolico

(Rinnovabili.it) – Non si arresta la polemica sulla manovra correttiva per i possibili effetti sul mercato delle rinnovabili. L’Associazione Nazionale Energia del Vento è tornata a chiedere oggi al Parlamento di abrogare, in fase di conversione, la norma contenuta nell’articolo 45 del D.L. 78/2010. Un nuovo appello quello di Anev dopo la levata di scudi dei giorni scorsi “di tutte le associazioni di categoria”:http://www.rinnovabili.it/la-finanziaria-mette-a-rischio-le-rinnovabili-le-associazioni-rispondono-402971 contro le norme contenute nella nuova manovra finanziaria che metterebbero in crisi il settore delle rinnovabili. Secondo l’associazione dell’eolico italiano l’entrata in vigore delle norme correttive potrebbe determinare un taglio di circa 25.000 occupati nel solo comparto dell’eolico. In una nota Anev ha dichiarato di aver valutato con attenzione “gli effetti della abrogazione del meccanismo di salvaguardia per il sistema di incentivo delle fonti rinnovabili, contenuta nell’Art. 45 del Decreto 78/2010, valutando oltre agli effetti sugli impianti in esercizio e in realizzazione, anche sugli investimenti in itinere”. Una valutazione che avrebbe evidenziato però “che l’abrogazione di un meccanismo di garanzia introdotto dal Governo e applicabile solo in caso di una crescita della produzione elettrica da fonti rinnovabili inferiore a quella dell’obbligo Comunitario al 2020, comporterebbe gravissimi danni in termini occupazionali, economici, ambientali, senza comportare un corrispondente beneficio per i conti dello Stato”.
Anev ha voluto precisare che il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili attualmente non viene sostenuto da incentivi pubblici e che “il blocco delle iniziative in corso, come esito del default finanziario, comporterebbe una grave perdita di gettito fiscale, oltre ai danni da calcolare derivanti della sanzioni pecuniarie che l’Europa comminerà ai Paesi inadempienti”. Proprio per questo e in vista della presentazione del nuovo Piano d’Azione dell’Italia a Bruxelles il prossimo 30 giugno, Anev ha voluto richiedere nuovamente al Governo di rimandare a questo appuntamento ogni revisione organica di sistema ritenuta necessaria. L’Associazione Nazionale dell’Energia del Vento ha poi voluto ribadire la necessità di ripristinare il precedente meccanismo di salvaguardia di riacquisto dei Certificati Verdi, abrogando, in fase di conversione, l’art.45 del D.L. 78/2010 che riguarda il congelamento, con carattere retroattivo del ritiro da parte del Gestore dei Servizi Elettrici dei Certificati Verdi in eccesso sul mercato, strumento che ha finora garantito l’equilibrio fra una domanda ridotta di fronte all’offerta.