• Articolo , 14 maggio 2009
  • Nucleare, opposizione: Berlusconi in Parlamento su siti e scorie

  • Interrogazione urgente da parte del Pd sulla localizzazione dei siti dove dovrebbero sorgere le prossime centrali nucleari e quelli in cui dovrebbero essere poi stoccate le scorie

“Il presidente del Consiglio venga in Parlamento a riferire sui criteri e le modalità di scelta adottati per la realizzazione delle centrali nucleari, nonchè sul numero dei siti individuati per la localizzazione degli impianti e dei depositi per le scorie nucleari – è scritto nella interrogazione urgente rivolta al premier dai senatori del Pd, Gian Piero Scanu, capogruppo nella commissione Difesa, Roberto Della Seta, capogruppo nella commissione Ambiente, e Francesco Sanna, nel giorno dell’approvazione del ddl con la delega per il ‘ritorno al nucleare’.
Nell’interrogazione si chiede se risponda al vero che
“…la Sardegna, in particolare le aree di S. Margherita di Pula, S. Lucia, Lanusei; la Puglia, in particolare la costa di Ostini; la pianura padana dal vercellese fino al mantovano; la zona di Montalto di Castro, siano le aree dove prevedibilmente sorgeranno le future centrali nucleari”. E se “…l’Alto Lazio, la Toscana, le Murge pugliesi e la Basilicata siano le aree destinate ad ospitare i siti di stoccaggio delle scorie nucleari”.
“Il Senato ha approvato, col voto contrario del Pd, – scrivono i senatori – il complesso di norme che consentono il ritorno al nucleare in Italia, indicato da molti esponenti del centrodestra, in particolare dal ministro Scajola, come la panacea per i problemi energetici dell’Italia. A fronte di vantaggi incerti e discutibili, il ritorno al nucleare porterebbe rischi certi: dai problemi irrisolti legati allo smaltimento delle scorie, ai costi esorbitanti per la realizzazione degli impianti, ai pericoli di proliferazione, alle procedure quasi militari per la localizzazione e la gestione di siti e impianti, all’estromisione delle Regioni sulle scelte di localizzazione”.
“Mentre l’Italia sceglie di ritornare dopo vent’anni all’energia nucleare – proseguono i parlamentari del Pd – nel mondo i grandi Paesi industrializzati incentrano le proprie politiche di innovazione energetica sul risparmio, sulle fonti rinnovabili, sulla ricerca, vedendo in tali opzioni le strade maestre per fronteggiare i problemi ambientali legati ai cambiamenti climatici e per rendere le proprie economie piu’ moderne e competitive”.