• Articolo , 10 aprile 2008
  • Nucleare. Paganetto:investire in tecnologia. Rifkin:scelta perdente

  • Botta e risposta tra un sostenitore del nucleare dell’ultima generazione e le repliche di uno studioso convinto oppositore di questa forma di energia

Luigi Paganetto, presidente dell’Enea, all’apertura del workshop “Enea e la ricerca sul nucleare”, oggi a Roma, ha detto “Stiamo assistendo, in tutti i settori dell’energia, ad un rapido cambiamento tecnologico che é diventato l’elemento dominante per la competitività del nostro assetto energetico. Lo sforzo di ricerca che il paese e l’Enea devono affrontare nel settore nucleare é quello della partecipazione alla realizzazione della macchina europea per la fusione (progetto Iter) e quello dello sviluppo delle nuove tecnologie per il nucleare da fissione”. Il presidente dell’Enea ha concluso: “Lo sviluppo delle tecnologie nucleari ha bisogno di competenze. E’ necessario investire sulla ricerca, in collaborazione con il mondo accademico e industriale, sulla formazione e sulle professionalità necessarie”.
A ribattere le tesi di Paganetto é il professor Rifkin, secondo il quale il nucleare ormai “E’ un’opzione perdente sia dal punto di vista economico che da quello ambientale. Oggi esistono nel mondo 439 reattori – ha precisato Jeremy Rifkin, presidente della Foundation On Economic Trends, a margine della presentazione del primo network di mobilità sostenibile a idrogeno – queste centrali producono solo il 5% dell’energia del pianeta e si tratta di strutture vecchie che stanno diventando obsolete. La stessa Cina, considerata il più grande mercato al mondo per il nucleare, ha soltanto 11 centrali e ne ha programmate altre 40. Io – ha proseguito Rifkin – sarei sorpreso se delle 439 centrali del mondo ne venisse sostituita anche solo la metà con impianti nuovi”. Il professore ha poi evidenziato come l’apporto del nucleare alle esigenze energetiche mondiali dovrebbe crescere dall’attuale 5% sino ad un 20%, affinché avesse un quota significativa nella riduzione del riscaldamento globale. “Per arrivare al 20% – ha calcolato il professsore – bisognerebbe iniziare a costruire tre impianti ogni 30 giorni per 60 anni!”. Quindi, a suo avviso, il nucleare, “è puramente politico, non é un’opzione industriale. Bisogna poi considerare – ha aggiunto – che non sappiamo ancora cosa fare delle scorie e che si stima che al 2025 si andrà incontro ad un deficit di uranio. Inoltre, non vi è sufficiente acqua per raffreddare gli impianti. Basti pensare – citando un esempio – che la Francia, il paese più nucleare del mondo, è costretta a impiegare il 40% delle risorse idriche che consuma per raffreddare le centrali”.