• Articolo , 8 gennaio 2009
  • Nuova accelerata per i veicoli a fuel cells

  • Attesa nel medio termine un ulteriore sviluppo della tecnologia, la standardizzazione nella produzione e stoccaggio dell’idrogeno e una crescita sostanziale nella costruzione dell’infrastruttura necessaria

La ballata del prezzo del petrolio unitamente a quell’incertezza energetica che pende sulla sicurezza delle fonti e all’attuale emergenza climatica sono alla base di un’accelerazione per i veicoli elettrici a celle combustibili (FCEVs). Il come ed il perché di questo nuova spinta allo sviluppo ed alla commercializzazione di questo tipo di mezzi lo spiega la Strategic Analysis of Global Market for Fuel Cell Electric Vehicles, la nuova analisi firmata Frost & Sullivan che compie un’ampia panoramica sulle prospettive del settore nel breve e nel medio termine. E i pronostici sembrano essere davvero rosei per un mercato che si stima raggiungerà i 120 mila veicoli entro il 2015, grazie non solo ai fattori sopra citati, ma anche all’attivo finanziamento della tecnologia per le celle combustibili da parte di governi federali e locali.
“Leggi ambientali sempre più stringenti, l’interesse dei consumatori e la presenza di incentivi fiscali sono fattori importantissimi nello sviluppo dei FCEVs – fa notare l’analista di Frost & Sullivan Anjan Hemanth Kumar -. L’European Road Transport Research Advisory Council (ERTRAC – Consiglio Europeo per la Ricerca del Trasporto su Strada) ha suggerito una riduzione del 40% nelle emissioni di CO2 per il 2020, stimata a circa 95g/km di emissione”.
“Sul fronte degli incentivi – continua – sono stati definiti diversi sostegni fiscali per i consumatori e i produttori sia in Giappone che in Europa. Il governo degli Stati Uniti offre un bonus di 8 mila dollari per i veicoli leggeri fino al 2009, per poi ridurre questa somma a 4 mila dollari. Crediti fiscali sono, inoltre, disponibili nel momento in cui i veicoli a celle combustibili entrano in commercio”.
A frenare la tecnologia sono gli alti prezzi collegati alla produzione dei tubi di scarico (il cui catalizzatore al platino spinge inevitabilmente in alto il prezzo), delle batterie e la trasmissione elettrica che nei primi tempi andranno ovviamente a carico dei consumatori.
“Bisogna, inoltre, sottolineare che i produttori di componenti e gli istituti di ricerca non hanno ancora trovato un modo di rendere la produzione dell’idrogeno sufficientemente economica – spiega Kumar -. L’idrogeno può essere compresso fino a un decimo del suo volume allo stato criogenico, ma ci sono problemi a una temperatura attorno ai -250 °C o a una pressione di 700 bar allo stato gassoso”.