• Articolo , 20 gennaio 2010
  • Nuove proposte per la Carbon Tax francese

  • L’Eliseo non intende lasciar cadere la tassa sul carbonio e dopo la bocciatura dell’Alta Corte francese il ministro dell’Ecologia torna con nuove scenari da applicare al sistema

(Rinnovabili.it) – La Francia ha rinnovato oggi l’impegno a diventare la prima grande economia a tassare le emissioni di carbonio: nonostante la Corte costituzionale francese abbia bocciato il disegno di legge proposto dall’Eliseo il ministro per l’Ecologia, Jean-Louis Borloo presenterà oggi l’ultima versione del testo normativo, contenente due nuove opzioni cercando di preservare la maggior parte del precedente disegno di legge e al tempo stesso di non colpire le famiglie.
Dopo aver visto respingere la prima imposta di carbonio proposto dal Consiglio costituzionale, il governo deve assicurare ora che questa nuova tassa colpisca tutti i giocatori dell’economia francese, tra cui le grandi industrie, precedentemente escluse perché già assoggettate al sistema di quote di carbonio della UE. Per il _Conseil Constitutionnel_ ciò avrebbe rappresentato un sistema iniquo in grado di incidere assai poco sulla sfida climatica. La maggioranza dei francesi (il 51% secondo un sondaggio) non avrebbe apprezzato la decisione di Sarkozy di presentare un nuovo progetto di fiscalità ambientale, ritenendo più giusto che presidente e governo lascino cadere la questione. E invece la Carbon Tax “non si molla” con l’obiettivo di trasmettere un nuovo disegno di legge al Parlamento nel mese di aprile-maggio.
Al suo interno, ha assicurato Borloo, permarranno i risarcimenti alle famiglie e le esenzioni parziali promesse ad alcune professioni, come i pescatori e gli autotrasportatori. La proposta è di integrare i settori industriali più inquinanti, proponendo un “dialogo” a questi comparti rimasti al di fuori del sistema. Le proposte del ministero dell’Ecologia comprendono anche l’introduzione di un bonus/malus sulla base delle emissioni medie di CO2 per ogni settore, che finirebbe per premiare le aziende ‘virtuose’ da un punto di vista energetico e, naturalmente, punire quelle meno attente. Altra proposta da valutare, un indennizzo in forma di credito d’imposta sugli investimenti concessi caso per caso.