• Articolo , 6 maggio 2009
  • Obama: contro il giogo del petrolio? Aumentare i biocarburanti

  • Ben 786,5 milioni di dollari da destinare allo sviluppo di bio-raffinerie ed alle strutture di ricerca sul biocombustibile per tentare di ridurre la dipendenza dall’oro nero dell’11% nel 2022

(Rinnovabili.it) – Questa la ricetta del neo presidente per intervenire su una delle dipendenze energetiche che maggiormente preoccupano gli USA, vale a dire il petrolio. Barack Obama ha, infatti, annunciato ieri i piani per incrementare l’uso dei biocarburanti con l’obiettivo di cogliere il triplice vantaggio ad esso associato: creare nuovi posti di lavoro, ridurre significativamente le dannose emissioni climalteranti e dare un taglio all’utilizzo di petrolio dell’11% entro il 2022, domanda che se non arginata andrebbe ad aumentare del 40% entro 20 anni.
“La nostra economia è in balia dei produttori stranieri e ognuno di noi lo percepisce quando questo si riflette a livello delle pompe di benzina”, ha dichiarato Lisa Jackson, amministratore dell’Environmental Protection Agency (EPA). Il Piano presidenziale richiede 786,5 milioni di dollari in stimoli per finanziare nuove raffinerie che producano biocarburanti di ultima generazione, guardando alla biomassa, rifiuti urbani e alghe e per dare nuovo impulso alla ricerca di settore.
L’amministrazione richiede anche una revisione completa delle emissioni di gas serra associate a tutto il ciclo di vita dei biofuel, imponendo la verifica di una riduzione di quest’ultime dal 20% al 60%, a seconda del tipo di biocombustibile, rispetto a benzina e diesel.
La percentuale di produzione richiesta a raffinerie e importatori aumenterà di anno in anno fino a garantire 136 miliardi di litri di carburante da rinnovabili entro il 2022. Obama ha inoltre creato un gruppo apposito costituito dalla Jackson, Tom Vilsack, Segretario all’Agricoltura, e Steven Chu, Segretario all’Energia, con la missione di sviluppare un mercato per i biocarburanti, incrementare l’utilizzo dei veicoli flex-fuel e proporre nuove politiche che promuovano l’uso sostenibile delle coltivazioni necessarie alla loro produzione.