• Articolo , 20 febbraio 2009
  • Obama, no al nucleare e politica opposta a quella italiana

  • No al nucleare, si alle rinnovabili: questa la sintesi delle decisioni delle Camere statunitensi, in piena divergenza, fa notare Onufrio con le scelte energetiche del governo Berlusconi

L’ultimo cambio di rotta degli Usa di Obama è un pacchetto di misure in discussione al Congresso e ha del clamoroso se si pensa alla vecchia ‘politica Bush’ di appena qualche mese fa. Tra le proposte c’erano vecchie richieste finanziamenti per 50 miliardi di dollari di fondi per prestiti a tasso agevolato a favore del nucleare. Risultato: respinto dal Congresso, bocciando l’emendamento del senatore repubblicano Robert Bennet. Al contrario, i fondi per efficienza e le fonti rinnovabili per l’energia sono stati approvati aumentandoli da poco meno di 52 a quasi 60 miliardi, di cui 32,8 per le fonti rinnovabili e 26,86 per l’efficienza energetica. A questi vanno poi sommati quasi 19 miliardi investiti sui trasporti collettivi e sulle ferrovie.
Un grave colpo non solo per i repubblicani, ma soprattutto per tutti quei governi che si aspettavano dagli Usa un deciso rilancio del nucleare, per giustificare la propria politica di ritorno allo sfruttamento dell’uranio. “Un cambio di direzione dell’amministrazione Usa con un grande potenziale sia in termini energetici che occupazionali – commenta Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia-Efficienza energetica e fonti rinnovabili – Secondo le valutazioni correnti per ogni miliardo di investimenti pubblici se ne possano generare due di investimenti privati, dunque l’impatto del piano è potenzialmente triplo”.
“Se si guarda al pacchetto messo a punto dall’amministrazione Usa quella delle fonti rinnovabili e dell’efficienza è la parte che si presta maggiormente a promuovere uno scambio di tecnologie con la Cina, che è uno dei maggiori finanziatori del debito USA. Il Piano Obama – spiega ancora Onufrio – è un passo nella direzione giusta. Questo fa ben sperare anche in vista dell’appuntamento di fine anno a Copenhagen dove è in gioco il futuro del Protocollo di Kyoto. Speriamo che il nostro governo se ne accorga e si metta nella direzione giusta”.