• Articolo , 28 settembre 2009
  • Obiettivo Copenhagen: facciamo il punto

  • Un incontro in Tailandia per affrontare ancora una volta le distanze che separano le posizioni dei vari paesi sulle misure da prendere per il dopo Kyoto, in materia di lotta ai cambiamenti climatici e riduzione delle emissioni dei gas serra

Oggi apre il summmit di Bangkok programmato dall’Onu e dove sono previsti altri incontri, discussioni e trattative per preparare la tanto attesa, temuta e fatidica “Conferenza di Copenaghen”.
Si tratta della prima parte della nona sessione del Gruppo Unfccc che dovrà affrontare gli ulteriori impegni per i Paesi per il protocollo di Kyoto (AWG-KP) e la prima parte della settima sessione del Gruppo Unfccc sulla cooperazione a lungo termine (AWG-LCA). I lavori, che iniziano oggi e si concluderanno mercoledì 9 ottobre, si svolgeranno presso il Centro (UNCC) delle Nazioni Unite Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico (UNESCAP). Questa sarà la penultima sessione di negoziazione prima della COP 15 di Copenhagen nel dicembre, in cui un ambizioso ed efficace accordo internazionale sui cambiamenti climatici dovrà essere concluso. Vuol dire la penultima occasione per preparare le basi di un accordo comune e condiviso, affinché i giorni danesi non siano persi. Ma cerchiamo di fare il punto della situazione, di riassumere gli incontri, le varie posizioni dei vari paesi e quali schieramenti giocano in campo.

h4{color:#D3612B;}. SUMMIT VERTICI E CONFERENZE

*Conferenza di Bonn (Germania) Onu – Bonn 12 giugno*

Nessun accordo sulla riduzione dei gas serra in questo negoziato, anche per lo scarso impegno che i rappresentanti dell’America di Obama sembra abbiano dimostrato. Questo nulla di fatto, che si è registrato dopo l’incontro, ha lanciato un’ombra oscura e pessimista anche sull’eventualità che i successivi appuntamenti, previsti in preparazione della conferenza Copenhagen (7-18 dicembre), possano sortire risultati significativi. E purtroppo questa eventualità si è trasformata in realtà, perché i progressi a tutt’oggi sono minimi e soprattutto affidati alle buone intenzioni e alle dichiarazioni, ma senza nessun accordo concreto, nessuna norma stabilita in modo condiviso, nessuna data da rispettare.

*G8 Vertice – L’Aquila (Italia) 8 luglio*

La lotta ai cambiamenti climatici è una delle priorità della Presidenza italiana nell’agenda del G8. Il premier italiano ha dichiarato che è necessario definire una risposta globale in cui, alla leadership e all’impegno dei Paesi industrializzati, si affianchi il contributo attivo dei Paesi emergenti e in via di sviluppo secondo una condivisione equilibrata delle responsabilità. In questo senso il G8 dell’Aquila, che ospiterà anche la prima riunione a livello di Leader del Foro delle Maggiori Economie su Energia e Clima (MEF), sarà una tappa fondamentale per preparare il successo della Conferenza delle Nazioni Unite di Copenhagen del prossimo dicembre.

*OCED Conferenza Clima economia – Parigi (Francia) 18 settembre*

La “Conference on the Economics of Climate Change” si è occupata sia del costo delle misure preventive, per evitare di immettere nell’atmosfera gas serra, ma anche dei budget che serviranno per porre rimedio ai danni che il cambiamento climatico ha già causato. In questa conferenza molti esperti di alto livello, i decisori politici e i rappresentanti della società civile hanno dovuto discutere insieme per quali soluzioni optare e come adottarle, in relazione all’adattamento e alla mitigazione, con un’efficienza anche secondo le esigenze economiche di questa congiuntura mondiale.

*ONU Conferenza Mondiale sul Cima – New York (Usa) 22 settembre*

E’ stato il momento di un vibrato appello del segretario generale dell’Onu Ban ki Moon, sull’emergenza tempo: troppi pochi i giorni che restano per la data della Conferenza di Copenhagen e ancora troppo lontane le posizioni di paesi e schieramenti. A questo si è aggiunto un discorso del presidente Usa Obama che spinge tutti ad impegnarsi sull’accordo, che con parole forti ha ricordato i rischi gravissimi che sta correndo il nostro pianeta. Anche se poi non è giunta nessuna disponibilità specifica per fissare date, scadenze, sanzioni. Ma il clou di questo meeting è stata la dichiarazione del presidente cinese Hu Jintao, in cui, un po’ a sorpresa, ha reso noto un programma di riduzione della CO2 del 15% entro il 2020, oltre ad un altro pacchetto di misure tra cui un massiccio intervento per la riforestazione. Qui anche l’India ha presentato un piano anti gas serra, ma di modeste ambizioni.

*G20 – Pittsburgh (Usa) il 24 settembre*

Pur non essendo il luogo deputato (il vertice era indetto per discutere le misure anti-crisi e le nuove regole mondiali per finanza ed economia) anche il nuovo modello di sviluppo energetico già intrapreso e quello che verrà realizzato nel futuro coinvolge inevitabilmente le scelte di politica finanziaria. Lo sviluppo poi del comparto industriale legato alle fonti rinnovabili e alla lotta alle emissioni di gas serra costituisce una componente industriale produttiva, una fonte di reddito e opportunità di lavoro che può concretamente concorrere all’uscita dall’attuale congiuntura economica.

*Conferenza di Bangkok (Tailandia) Unfccc -28 settembre*

Ne abbiamo parlato in apertura, la sessione che durerà fino a 9 ottobre, inizia a meno di 70 giorni dalla Conferenza di Copenhagen. Rivolgendosi ai delegati, all’apertura dei negoziati sul cambiamento climatico, Yvo de Boer, responsabile Onu per il clima, ha sottolineato che i colloqui dovranno terminare con un indispensabile clima di cooperazione e con progressi concreti. Occorre procedere sempre più speditamente. Infatti, sempre rivolgendosi ai delegati, De Boer ha rimarcato che il tempo per un accordo ormai non è poco, ma è quasi esaurito. Ma in due settimane, si può segnare un reale progresso verso gli obiettivi che i leader mondiali hanno fissato a New York, per i negoziati, per rompere l’impasse, e per cooperare
verso progetti e soluzioni concreti. Come molti leader hanno detto: “Non vi è alcun piano B”. Insomma la strada è una sola e va al più presto concordata insieme. E se non ci rendiamo conto di quello che ci riserva il futuro, sarà il nostro stesso futuro a farcene rendere conto.

*Conferenza di Barcellona (Spagna) Unfccc – 2 novembre*

Manca più di un mese e sarà l’ultima occasione, anche se per novembre Nicolas Sarkozy, il presidente francese, aveva chiesto che di convocasse una riunione straordinaria dei capi di stato e di governo proprio per fissare accordi e presupposti per il successo di Copenhagen. Ma, almeno fin’ora non sembra che la proposta sia stata accolta. Così Barcellona diventa davvero l’ultima spiaggia.
Proprio a questo proposito ci saranno degli incontri preparatori tra il 28 settembre e il 1 novembre cui parteciparanno tra gli altri, di volta in volta, gli stati in via di sviluppo, il gruppo di Paesi africani, il gruppo dei 77, più la Cina. La conferenza si chiuderà il 6 novembre e a quel punto i giochi saranno praticamente fatti.

h4{color:#D3612B;}. LE VARIE POSIZIONI

*USA* – Obama ha dichiarato: “La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli – la nostra prosperità, la nostra salute e la nostra sicurezza – sono a rischio a causa della minaccia climatica, chiamando a raccolta i Paesi emergenti come la Cina e l’India che “possono fare la loro parte” contro il riscaldamento del pianeta con “misure vigorose”. Ma poi è stato costretto a sostituire il suo consigliere per l’ambiente Anthony “Van” Jones che si “è dimesso” dal suo incarico in realtà per le sue posizioni molto radicali sl tema clima-energia, cosa che aveva a suo tempo rassicurato gli ambientalisti statunitensi. E poi anche con la “svolta Obama” gli Usa continuano a parlare la lingua del noi faremo, dove il noi è riferito agli stessi Usa e non ad un sottoporsi a regole, scadenze e sanzioni condivise a livello mondiale. In questo Obama potrebbe essere vincolato dalla parte repubblicana del Congresso, ma anche da quella più moderata di quella democratica.

*CINA* – E’ ormai il primo Paese al mondo per emissioni di gas serra, avendo superato gli Stati Uniti. Ma proprio al Vertice all’Onu il presidente Hu Jintao, ha tirato fuori il coniglio dal cilindro. Un piano per la riduzione del 15% dei gas serra da qui al 2020 sulla base del 2005. Nel pacchetto sono previste altre misure che dovrebbero incidere sui trasporti e sulla riforestazione. E’ per ora un programma esposto in un vertice ufficiale, adesso occorrerà vedere se e quando partirà concretamente. Molta è la strada da fare, anche perché in questo paese le strutture industriali sono obsolete e soprattutto nel campo della produzione di energia. Ma da un attore così importante sul palconscenico della scena mondiale attuale, e ancor di più nel futuro, una tale dichiarazione è un indiscutibile passo in avanti.

*GIAPPONE* – La nomina del nuovo premier, dopo aver vinto le elezioni ha portato una ventata nuova nel paese del Sol Levante. Hatoyama, fresco presidente del consiglio, democratico e progressista, già in campagna elettorale aveva promesso infatti che entro il 2020 in Giappone avrebbe ridotto le emissioni di gas serra nell’atmosfera del 25% (su base 1990). Insomma una quota più alta di quella, giudicata già buona, della Ue. E appena eletto Hatoyama ha subito confermato gli impegni in questo senso, come premier. Un bel passo avanti rispetto alla maggioranza precedente, molto più attenta alle esigenze economiche del comparto industriale.

*UNIONE EUROPEA* – Con il suo pacchetto 20-20-20 è risultata l’entità più avanzata per la legislazione contro le emissioni di gas serra. Ma ora il parlamento,con le ultime elezioni è cambiato e la maggioranza si è spostata su posizioni più conservatrici e con orecchie più rivolte alle richieste degli industriali e gli occhi più orientati verso alla finanza e all’economia. Bisognerà vedere quale sarà la composizione della nuova commissione dove per ora solo Barroso, il presidente, è stato riconfermato.

*UNIONE AFRICANA* – E’ quella che ha fatto le dichiarazioni più dure nei confronti della Conferenza di Copenhagen. Il suo commissario-portavoce ha tenuto a rendere noto come da differenti studi recentemente divulgati, non solo i paesi più poveri, e quindi quelli africani, sono esposti maggiormente alle conseguenze negative dei cambiamenti climatici. Ma addirittura che le grandi crisi negli anni ’80, a causa della siccità, sono state provocate anche dall’inquinamento causato dai paesi occidentali industrializzati. Quindi l’Unione Africana non solo non ha intenzione di tirar fuori una lira per contribuire alla lotta al global warming, ma chiede di essere risarcita, e adeguatamente, per i danni subiti a causa delle emissioni di gas serra emessi dai ricchi paesi industrializzati. L’alternativa è quella di boicottare qualsiasi accordo nella prossima Conferenza di Copenhagen.

*RUSSIA* – La repubblica russa non sembra molto interessata alle tematiche climatico-energetiche, impelagata com’è nella questione della strategia militare, spiazzata da Obama che ha dichiarato di voler rinunciare allo scudo spaziale, ma attenta anche ad un politica estera che la costringe a rivedere la propria posizione di potenza mondiale. Basta osservare i rapporti tra una Cina in pieno sviluppo e una Russia sempre più in crisi economica. Assorbita dai problemi con l’Ucraina per il contenzioso sul gas. Ancora agitata da un processo di democratizzazione che non riesce a completarsi. Inoltre anche qui gli impianti produttivi sono obsoleti e un taglio delle emissioni di gas serra richiederebbe uno sforzo economico che lo stato attuale della Russia renderebbe assai improbabile. E’ un’incognita che potrebbe rivelarsi un grosso problema che va ad aggiungersi agli altri che si presenteranno a Copenhagen.