• Articolo , 22 giugno 2010
  • OIR: le rinnovabili stimolano industria e finanza

  • Finanza, reti, tecnologia e produzione green in Italia. Suddiviso in aree tematiche fondamentali il rapporto 2010 dell’OIR dimostra come il settore delle rinnovabili italiane sia in continua espansione e di grande interesse sia per le banche che per i finanziatori privati

Nato come strumento per l’analisi e lo studio del settore delle eco-energie italiane, l’OIR, _l’Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili_ ha tra gli obiettivi principali quello di stimolare e lanciare proposte concrete per uno sviluppo del settore che sappia rendersi stabile e fruttuoso nel tempo.
Con tali prerogative, quindi, anche quest’anno è stato presentato il *Rapporto 2010* dell’OIR che attraverso tre diverse aree tematiche evidenzia successi e criticità delle FER (fonti energetiche rinnovabili), tematica centrale nell’agenda economica e politica sia a livello nazionale che globale, stimolata dagli obiettivi europei e dalle nuove scommesse energetiche di Stati Uniti ed economie in via di sviluppo.
In un panorama mondiale in cui la concorrenza tra le imprese è sempre più aspra l’Italia, nonostante l’impegno, affronta ancora oggi le conseguenze della _deindustrializzazione_ dei passati anni ’80 e ’90 con ripercussioni soprattutto a carico del settore elettromeccanico che ha portato, nel 2009, a registrare l’1% delle vendite di turbine e caldaie a carico delle aziende italiane, con ingenti capitali finanziari diretti oltre frontiera.
Da una parte economie forti nel settore delle eco-energie come Stati Uniti e Giappone e dall’altra paesi in via di sviluppo sempre più interessate all’acquisto di quote del mercato globale stanno mettendo l’Italia in una posizione scomoda: la nostra industria non riesce a competere con le produzioni indiane o cinesi e possiede solo pochi gruppi che producono componenti anche se di altissima qualità.
Entrando nel dettaglio il panorama della produzione legata al settore delle rinnovabili italiane sembra essere così distribuito:

*Fotovoltaico*: l’Italia eccelle nella produzione di inverter e di macchinari produttivi; al contrario, a causa di un regime di incentivazione apparso da troppo poco tempo per rappresentare un aiuto concreto al comparto, risulta ancora indietro nella produzione di componentistica ad alto livello tecnologico. Concentrato sulla produzione di film sottile, il settore punta alla riduzione del gap tecnologico anche mediante la costruzione di nuove strutture di produzione. Ne è un esempio lo stabilimento da 480 MW nato dalla joint venture Enel, Sharp e STM e di prossima realizzazione in Sicilia.
*Solare termico*: il mercato italiano è in espansione ma ancora non soddisfa totalmente la domanda nazionale di collettori solari.
*Eolico*: attualmente irrilevante nel panorama legato alla produzione di aerogeneratori la realtà italiana vanta un importante sito produttivo della danese Vestas presso la città di Taranto. La leadership mondiale è altresì ottenuta grazie alla produzione di riduttori, grazie alla quale è in grado di servire il 60% del mercato globale.
*Biomasse*: grazie alla vasta presenza di termoelettrico sul territorio l’Italia risulta un attore di primo piano nell’industria delle biomasse, anche se non in tutti i settori di produzione e generazione energetica, con particolare valore riconosciuto nella produzione di macchinari di piccola taglia come turbogeneratori ORC e caldaie ad olio diatermico.
*Biogas*: alcune aree della penisola si stanno impegnando nello sviluppo delle tecnologie per la creazione di impianti che sfruttano il biocarburante, anche se la progettazione e la costruzione attualmente risultano ancora indietro rispetto ai player esteri di Germania e Austria.
*Idroelettrico*: presenza storica nel settore delle energie rinnovabili italiane. I costruttori nazionali, per quanto riguarda la parte edile, sono gli attori principali dei maggiori progetti a livello mondiale soprattutto in Africa e Sud America.
Attivi anche nel mini hidro, ultimamente il settore risulta però in stallo a causa della crisi economica.
*Geotermico*: nata in Italia, la tecnologia legata allo sfruttamento del calore della Terra è leader anche all’estero, soprattutto nei servizi legati alla perforazione e nella produzione di trivelle.

Per quanto concerne il *settore investimenti* nel panorama delle energie rinnovabili si evidenzia un flusso positivo soprattutto nel solare (pannelli a film sottile e celle organiche applicabili sui vetri delle finestre) con particolare impegno nel finanziamento del solare termico di grande taglia per la realizzazione di macchinari più efficienti che riducano la dipendenza dal silicio. Nell’eolico (piattaforme galleggianti) i finanziamenti continuano a crescere visto il potenziale di sfruttamento quantificato in un range che va da un minimo di 2000 MW ad un massimo di 4000 MW istallabili. I flussi economici risultano notevoli anche per mezzo di iniziative interessanti nei comparti biomasse, per cui la Geoterm di Brescia vanta l’80% del mercato europeo geotermico, anche a bassa entalpia, e nell’emergente sfruttamento del moto ondoso e delle maree, settore ancora molto oneroso ma con ottime prospettive di crescita e di rendimento.
A livello di *infrastrutture* si registra un incremento costante delle istallazioni per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili con problemi diffusi sul territorio relativi all’allacciamento alla rete nazionale soprattutto nel sud della penisola, dove spesso la capacità dei sistemi è ridotta dove sovraccarichi e congestioni sono all’ordine del giorno creando disagi ai consumatori. A tal proposito le direttive della Smart Grids European Technology Platform renderanno più semplice indirizzare gli obiettivi di ammodernamento e di efficientamento della rete per meglio soddisfare gli obiettivi energetici e gli standard di riduzione delle emissioni dannose legate alla produzione di energia, unitamente alla realizzazione di infrastrutture destinate allo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici.

Quindi attraente e di continuo stimolo il settore delle energie pulite italiane si rivela uno dei comparti maggiormente attivi dal punto di vista finanziario, interessante per banche e privati che, nonostante la crisi hanno continuato, nel 2009, ad impegnare capitali per la produzione di energia low carbon.
Seguendo l’esempio della Germania, leader nella cooperazione tra finanza e rinnovabili, l’Italia dovrebbe quindi adottare una strategia energetica nazionale in grado di consentire la sostenibilità economica degli investimenti, la presenza sempre maggiore delle energie pulite e una maggiore e più dettagliata diffusione della tutela ambientale su tutto il territorio mediante una burocrazia meno rigida e tramite un quadro legislativo più chiaro, che incrementi i programmi pubblici di sostegno e promozione della ricerca applicata.