• Articolo , 21 gennaio 2011
  • Olio di palma: dall’Indonesia nuovi standard grazie all’Ispo

  • La deforestazione, fenomeno piuttosto diffuso in Indonesia a causa dei produttori di olio di palma, può subire una brusca frenata a causa dei nuovi standard della nazione asiatica: la certificazione Ispo affiancherà il ruolo dell’Rspo e porterà alla creazione del sistema obbligatorio nel 2012.

(Rinnovabili.it) – I nuovi standard di sostenibilità che l’Indonesia sta approntando per i produttori di olio di palma diventeranno una realtà concreta a partire dal mese di febbraio: si tratta, in pratica, di un ampio progetto sperimentale, il quale dovrebbe poi consentire di realizzare un sistema obbligatorio nel 2012. L’annuncio è giunto direttamente dal ministero dell’Agricoltura dell’arcipelago asiatico. La decisone può essere interpretata come il risultato più importante ottenuto dai gruppi ambientalisti, fortemente intenzionati a interrompere la continua deforestazione, uno dei fattori che sta contribuendo non poco al riscaldamento globale; tra l’altro, lo stesso dicastero indonesiano ha varato già da diversi mesi la certificazione obbligatoria *dell’Indonesian Sustainable Palm Oil* (Ispo), un documento prezioso e ambizioso che si riferisce a tutte le operazioni poste in essere dai proprietari delle piantagioni. Febbraio sarà un crocevia importante in tal senso, visto che questa stessa certificazione verrà testata per la prima volta in relazione a non più di venti compagnie attive nel settore. Inoltre, il governo di Giacarta istituirà degli appositi workshop conoscitivi. Il lancio ufficiale dell’Ispo, comunque, avverrà a marzo, in concomitanza con l’anniversario dei cento anni della commercializzazione dell’olio di palma.affiancandosi così allo schema già esistente dell’Rspo (Roundtable on Sustainable Palm Oil), ente multi-stakeholder che raggruppa proprietari, ambientalisti e consumatori e che richiede ai produttori d’adottare azioni specifiche per ridurre il rischio che le piantagioni di palma producono inquinamento o contribuiscano al disboscamento di aree forestali ad alta conservazione. A differenza dell’Ipso però tra le sue finalità non c’è quella sanzionatoria nei confronti di chi viola gli standard volontari.