• Articolo , 22 aprile 2010
  • Onu: 6 Campioni della Terra, pilastri della Green Economy

  • Con una cerimonia di Gala sono stati premiati oggi a Seoul coloro che meglio hanno incarnato la leadership ambientale nel business, nella politica, nelle arti e nel mondo della ricerca

(Rinnovabili.it) – Vengono da Afghanistan, Cina, Guyana, Giappone e Maldive e sono i sei destinatari del riconoscimento Champions of the Earth, una delle più alte onorificenze assegnate dalle Nazioni Unite. Il premio viene conferito annualmente a coloro che meglio si sono distinti per leadership ambientale in campo politico, scientifico, affaristico e dello spettacolo, esempi attuali di come le azioni, l’ispirazione, l’impegno personale e la creatività possano catalizzare la transizione verso una Green Economy del 21° secolo a basso tenore di carbonio ed efficiente dal punto di vista delle risorse. Achim Steiner, Sotto-Segretario delle Nazioni Unite e Direttore Esecutivo dell’Unep, ha annunciato oggi i vincitori a Seul e a ritirare il premio sono stati:

• Il presidente della Guyana ed appassionato sostenitore degli ecosistemi forestali, Bharrat Jagdeo
• Il presidente delle Maldive e attivista internazionale per il cambiamento climatico, Mohamed Nasheed
• Il direttore generale del National Environmental Protection Agency afghana e promotore accanito della sostenibilità, il principe Mostapha Zaher
• Lo scienziato giapponese pioniere nella ricerca sul ciclo del carbonio oceanico, Taro Takahashi
• L’attrice cinese e popolare guru del green life-style, Zhou Xun
• L’ imprenditore americano attivo nel settore delle rinnovabili e co-fondatore di Sun Microsystems, Vinod Khosla.

Ognuno in particolare modo ha saputo incarnare impegno e lungimiranza nell’ambito di una leadership ambientale, contribuendo fattivamente a raggiungere le mete di cui il Pianeta ha bisogno. “I vincitori di oggi – ha affermato Steiner – rappresentano alcuni dei pilastri fondamentali su cui la società può costruire una crescita ecologica ed un percorso di sviluppo capace di unire anziché dividere sei miliardi di persone”.