• Articolo , 22 ottobre 2009
  • Onu: CO2, +1% nel 2007 dalle 40 maggiori potenze

  • L’ultimo rapporto dell’UNFCC allarma le sorti del Summit di Copenaghen. I Paesi industrializzati continuano a fallire i propositi del Protocollo Kyoto 1997.

(Rinnovabili.it) -L’ultimo “Rapporto”:http://unfccc.int/press/news_room/press_releases_and_advisories/items/4712.php delle Nazioni Unite ha messo in evidenza che i livelli di produzione di diossido di carbonio, emessi dai Paesi industrializzati, hanno subito un aumento dell’1% nell’arco di un solo anno. Ciò non rende più semplice la situazione climatica del Pianeta, che anzi si sta dimostrando sempre più aggrovigliata per la difficoltà di prendere posizioni decise riguardo i Piani normativi nazionali ed internazionali sui tagli della CO2.
“La crescita continua delle emissioni nei paesi industrializzati” ha dichiarato il Presidente dell’Onu Yvo de Boer “rimane preoccupante, nonostante l’attesa di un tuffo momentaneo provocato dalla recessione globale”. I dati a cui si riferisce la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite trattano dell’andamento che i 40 paesi più industrializzati hanno dimostrato tra il 2006 ed il 2007, in termini di gas serra. Facendo un resoconto generale si è registrato un calo di emissioni di quattro punti rispetto ai livelli censiti nel 1990, ma tre sono stati i punti in più nella media calcolata tra gli anni 2000 e 2007 in opposizione agli impegni che il Protocollo di Kyoto aveva previsto nel 1997, ovvero ridurre del 5% i gas climalteranti nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2012, data della sua effettiva scadenza.
Lo sforzo dei Paesi dell’Unione europea di diminuire le proprie emissioni ogni anno, in media dell’ 1,6% con in testa la Danimarca che ha positivamente contribuito alla riduzione con un taglio del 6,1%, non riesce ad essere espressione di cambiamento per le finalità del global warming. Gli Stati Uniti, che i dati fanno emergere come i più grandi inquinatori, hanno aumentato le proprie emissioni dell’1,4%, seguiti pari passo da Canada, Giappone e Australia.
“I numeri per il 2007 sottolineano, ancora una volta, – continua de Boer- l’urgenza di sigillare un accordo globale, equo ed efficace per il cambiamento del clima, per dicembre a Copenaghen”. E’ il settimo anno di un fenomeno che è andato sempre più aumentando e i cui più recenti dati non fanno intravedere un cambio di rotta. “Tuttavia – ha insistito a dire de Boer – le dimensioni definitive per il mercato del carbone e l’efficacia globale nella riduzione delle emissioni, dipenderanno in modo critico dal livello di ambizione dimostrata dai Paesi industrializzati a Copenaghen”.