• Articolo , 26 settembre 2008
  • Onu: sempre maggiore legame tra sviluppo e ambiente

  • Con 2,6 miliardi di poveri nel mondo che ogni giorno subiscono gli effetti del cambiamento climatico, il legame tra ambiente, salute e povertà non può più essere ignorato, sostengono gli esperti delle Nazioni Unite

“Sviluppo e ambiente devono andare a braccetto”, è l’opinione di Ad Melkert, sottosegretario generale dell’Onu nell’incontro della “Poverty Environment Partnership” (PEP, una rete informale di agenzie di sviluppo e rappresentanti degli stati membri dell’Onu) con un dibattito sulla sempre più stretta dipendenza tra ambiente, cambiamento climatico e gli Obiettivi di sviluppo del millennio MDG, (Millennium Development Goals).
“È impossibile separare le diverse agende – ha ribadito Melkert – E investire nella gestione dell’ambiente è un fattore cruciale e spesso trascurato per la riduzione della povertà e il miglioramento della salute”. Ovviamente il climate change “…colpisce tutti, paesi sviluppati e in via di sviluppo” ha ricordato Merkert – e i più poveri sono i primi a soffrire”. Esposti come tutti, sono meno attrezzati e meno pronti ad adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. A questo punto i traguardi che ci si è prefissi di raggiungere entro il 2015 consistono:

* nella riduzione del 50% della la povertà estrema e la fame

* nel garantire l’educazione primaria universale; la promozione della parità di genere

* nel ridurre di due terzi della mortalità infantile e di tre quarti di quella materna

* nella prevenzione e lotta all’Hiv/Aids, malaria e altre malattie

* nel lavorare nella direzione della sostenibilità ambientale

* nel promozione di una partnership globale Nord-Sud per lo sviluppo

“Questa è la sfida fondamentale – ha dichiarato Richard Carey dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico dei 30 paesi fra i più ricchi al mondo (Ocse).
Questo passa per un coinvolgimeto di tutti gli attori sulla scena mondiale, soprattutto i protagonisti, ad esempio gli Usa, che devono essere protagonisti attivi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che dovrà essere conclusa con la Conferenza sul cambiamento climatico a Copenhagen per la fine del 2009, dove si fisseranno le linee guida per contrastare il cambiamento climatico dopo il 2012, cioè alla scadenza del Protocollo di Kyoto. Ma la sostenibilità ambientale non ha ottenuto l’attenzione globale” che meriterebbe. “Tra gli MDG, – ha osservato Angela Cropper, vice direttrice esecutiva del Programma Onu per lo sviluppo (Unep) – quello che ha registrato i minori progressi è l’obiettivo sulla sostenibilità ambientale”.
“Settecento miliardi di dollari sono stati mobilitati molto in fretta” per salvare Wall Street dalla bancarotta – puntualizza Puka Temu, vice primo ministro della Papua Nuova Guinea – ma non è stato mosso praticamente nessun fondo per proteggere il nostro ambiente. Concetto confermato da Jonathan Lash, presidente del World Resources Institute (Istituto di ricerca ambientale – Washington) che ha stigmatizzato di come rispetto alle crisi economiche, la questione ambientale viene spesso trascurata. “Salvare la situazione è possibile a Wall Street, ma non in materia di natura e di clima, ha osservato. Dobbiamo accettare le conseguenze di questa realtà”.
Per altro, stando ai dati di un sondaggio condotto all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2007, più del 70% delle malattie che affligge i bambini al di sotto dei cinque anni sono attribuibili a fattori ambientali.
Per questo “bisogna agire subito”, ha sottolineato Ban-ki Moon lunedì, in un incontro con le multinazionali della pubblicità, inteso a lanciare una partnership per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra.