• Articolo , 8 dicembre 2007
  • Onufrio: con Greenpeace le rinnovabili sempre in prima linea

  • Il responsabile nazionale delle azioni Greenpeace ci spiega quali
    strategie e quali programmi intende seguire la sua Associazione, in un periodo di grande contraddizione delle politiche internazionali per la difesa ambientale

A sentirlo parlare, calmo e controllato, nessuno potrebbe immaginare la sua vera indole, vulcanica e trasgressiva. Giuseppe Onufrio, Pippo per i compagni e colleghi, è infatti al comando di una brigata di ecologisti che concepisce, pianifica e realizza campagne nazionali dal forte impatto mediatico, metodi di lotta che caratterizzano da anni la politica della più grande e organizzata multinazionale per la difesa ambientale: Greenpeace.

Mauro Spagnolo – *Giuseppe Onufrio, ho l’impressione che ci troviamo, nel nostro paese, in un momento di delicato “traghettamento culturale” delle rinnovabili: o riusciamo a fare il salto o rimarremo, per sempre, al di qua del fossato. Quali sono le posizioni di Greenpeace a riguardo e verso quali obiettivi state indirizzando le vostre strategie?*

*Giuseppe Onufrio* – E’ vero che è un momento importantissimo, mai come adesso c’è la possibilità di fare un salto di qualità. Noi quest’anno ci siamo concentrati sulla questione del blocco allo sviluppo dell’eolico e in particolare in Sardegna, la regione più ventosa d’Italia. Da una parte c’è un immotivato ostracismo di alcuni comitati locali e ambientalisti da salotto e dall’altra governi regionali come quello di Soru che pianificano un aumento delle emissioni di CO2 perché promuovono l’uso del carbone e bloccano (a un limite di 550 MW) l’espansione dell’eolico. Questa è la fonte che nel breve medio periodo, assieme a un uso sostenibile delle biomasse, può dare i maggiori contributi quantitativi e in Sardegna potrebbe, nel medio periodo, coprire metà dei consumi interni. Invece la metà dei consumi è coperta dal carbone.

M.S. – *Il valore aggiunto che spesso caratterizza le vostre azioni rispetto a quelle delle altre associazioni è la capacità di svolgere azioni concrete. Ma lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è tormentato da “argomenti concreti” che lo rallentano o addirittura lo bloccano come, ad esempio, il problema dell’impatto ambientale per l’eolico o la recentissima circolare del Ministero per i Beni e le attività Culturali che “blocca” di fatto buona parte degli impianti fotovoltaici in ambiente urbano per la mancanza di una norma di indirizzo nazionale. Come vive Greepeace questo approccio alla sostenibilita?*

*G.O.* – Quello del fotovoltaico è l’esempio lampante che la questione della riduzione delle emissioni non è ancora una priorità in questo Paese. Noi facciamo quello che possiamo con le nostre azioni dirette. E proprio per sfatare l’impatto paesaggistico dell’eolico abbiamo pubblicato due video pro eolico di Francesco Cabras, uno dei quali realizzato in Toscana, presentato in “vari festival”:http://it.youtube.com/watch?v=94r49Sh5XBA.
Certo non basta. Non aiuta nemmeno la proposta del governo di introdurre la Valutazione d’Impatto Ambientale nazionale per impianti eolici sopra i 20 MW, quando una centrale a carbone fino a 300 MW non ne è soggetta. Se questa è una politica verde..

M.S. – *E’ prevista per il 2008 l’apertura della Centrale a carbone di Civitavecchia. Perchè il vostro striscione “Kyoto: l’Italia in mutande”?*

*G.O.* – Perchè siamo la maglia nera d’Europa con la Spagna: mentre l’UE nel suo complesso riuscirà – nonostante noi –  a centrare l’obiettivo della riduzione delle emissioni dell’8% rispetto al 1990, l’Italia che doveva ridurre del 6,5% le emissioni ne ha oggi circa il 12% in più. E con le misure previste – poche e in ritardo – avremo un deficit ambientale incrementato di almeno 50 Milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Per questa ragione abbiamo fatto un’azione diretta anche al cantiere della centrale di Civitavecchia e al porto una settantina di attivisti si sono messi letteralmente in mutande. Poi siamo passati a Brindisi, “la centrale più inquinante d’Italia”:http://www.greenpeace.org/italy/news/carbone-civitavecchia-enel . Vedi anche “qui”:http://www.greenpeace.org/italy/news/brindisi-enel-carbone

M.S. – *L’Enel è stata spesso nel mirino delle vostre campagne. Ricordo la dura posizione contro l’annuncio dell’Enel dell’acquisizione della società slovacca che gestisce buona parte degli impianti nucleari in quel paese. E’ cambiato qualcosa dopo quelle contestazioni?*

*G.O.* – No non è cambiato nulla. Attaccare l’Enel in Italia sembra quasi come criticare Gazprom in Russia. L’investimento a costi americani in tecnologia nucleare sovietica in Slovacchia è paradossale: mentre in Finlandia l’autorità di sicurezza nucleare impone al costruttore francese del reattore nucleare di rivedere il progetto per il guscio di contenimento – che dovrebbe proteggere anche per i rischi di un aereo che ci caschi sopra – la centrale di ENEL non prevede nessun guscio. La loro risposta è stata che un tale evento è estremamente improbabile.Il giorno dopo questa dichiarazione, in settembre, è uscito il nuovo video di Bin Laden…

M.S. – *Greenpeace non è solamente contestazioni plateali. L’Associazione produce ogni anno degli interessanti rapporti monotematici su questioni ambientali ed energetiche. Come vengono redatti e come li fate giungere ai cittadini?*

*G.O.* – Certo facciamo analisi periodiche sia a livello internazionale che in Italia. Sulle fonti rinnovabili collaboriamo con il Global Wind Energy Council, per il fotovoltaico con l’European Photovoltaic Industry Association. Uno scenario globale – Energy Revolution – per la riduzione delle emissioni del 50% entro il 2050 è stato condotto assieme a EREC, che raggruppa a livello europeo tutte le filiere delle rinnovabili. Per l’Italia abbiamo commissionato al Politecnico di Milano un rapporto sul potenziale tecnico ed economico delle misure di efficienza energetica negli usi finali
dell’elettricità. Rapporto pagato con i contributi individuali dei nostri sostenitori: rifiutiamo contributo dallo stato, dalle industrie e  da partiti politici. I rapporti sono disponibili sul nostro sito web agli indirizzi qui di seguito.
“Solar Generation 4 (inglese)”:http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/solar-generation-4.pdf
“Global Wind Outlook 2006 (in inglese)”:http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/eolico-2006.pdf
“Energy Revolution (in inglese)”:http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/energia2050.pdf
“La rivoluzione dell’efficienza (in italiano)”:http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/efficienza2020.pdf

M.S. – *Dalle osservazioni scientifiche svolte lo scorso anno a bordo di una nave di Greepeace, avete dimostrato che la velocità dello scioglimento dei ghiacciai in dieci anni si è letteralmente raddoppiata. Al di la’ delle affermazioni di mestiere tipiche, in questi casi, di molti politici, avete da proporre una strategia realmente perseguibile ed in tempi davvero rapidi?*

*G.O.* – Mi sembra che il rapporto dell’IPCC lascia poco spazio alla fantasia: per limitare i danni occorre non superare i 2 gradi C. Questo significa una inversione di tendenza nelle emissioni globali attorno al 2015 e un dimezzamento delle emissioni entro il 2050. Il nostro striscione sulla Torre Eiffel a Parigi, alla presentazione del rapporto del primo gruppo di lavoro lo scorso febbraio, era “it’s not too late” – non è troppo tardi. A Bali si gioca in questi giorni una partita importante: l’avvio della seconda fase del Protocollo di Kyoto. Speriamo bene.

M.S. – *Senta Onufrio, la sitauzione ambientale del nostro pianeta stà logorandosi, come da voi affermato da molti anni, assai rapidamente. Molte delle azioni ambientaliste sono motivate dalla creatività e dal desiderio di vivere nella qualità . Se lei avesse il dono di chiudere gli occhi e di riaprirli in una realtà generata, appunto, dalla sua fantasia, quale mondo vedrebbe?*

*G.O.* – Preferisco dire cosa non vorrei vedere: un clima impazzito che si traduce in siccità e carestie, in un aumento incontrollato del livello dei mari. E, per l’assenza di serie politiche di efficienza e di sviluppo delle rinnovabili, un pianeta dove le guerre per quello che rimane di petrolio e fonti fossili e uranio sono all’ordine del giorno. Questo mi sembra uno scenario che dovrebbe spronarci tutti a un salto di qualità. Non ne vediamo però ancora i segni in Italia.