• Articolo , 6 luglio 2009
  • Oxfam a G8: la crisi climatica diffonde la fame

  • Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare: gli effetti della prima sono già visibili sulla seconda e di tempo per rimandare l’azione non ne è più rimasto

(Rinnovabili.it) – La fame cronica può essere il termine che meglio esprime la tragedia umana di questo secolo causata dal cambiamento climatico. La definizione arriva dall’Oxfam International e dal rapporto “What Happened to the Seasons?” (Cosa è accaduto alle stagioni’) redatto in occasione del G8. La relazione tra crisi climatica e sicurezza alimentare si fa sempre più stringente e la minaccia è oramai divenuta realtà soprattutto a livello dei Paesi più poveri.
In tal senso il documento redatto dalla confederazione sottolinea il surriscaldamento globale abbia portato ad un progressivo spostamento delle stagioni, al danneggiamento di molte colture, a tempeste e siccità.
Le coltivazioni di riso e mais, quest’ultima fonte alimentare per 250 milioni di persone in Africa orientale, sono e saranno le più colpite. Inoltre il cambiamento delle caratteristiche stagionali sta già incidendo sulla capacità degli agricoltori di pianificare la semina e la raccolta delle colture a livello globale.
A stress idrico e carenza alimentare potrebbe aggiungersi, come conseguenza, sconvolgimenti sociali quali migrazioni di massa e possibili conflitti per le risorse d’acqua.
Un problema complesso e ben disegnato nelle pagine del rapporto che chiede ai leader del G8 e a quelli del Forum delle Grandi Economie di valutare con il giusto peso una situazione che va affrontata subito e con mezzi adeguati. L’Oxfam espone nella relazione anche delle contro misure ricordando che secondo le stime delle Nazioni Unite entro il 2030 potrebbero essere necessari fino a 200 miliardi di dollari da investire nello sviluppo di risorse idriche nelle regioni aride, nella traslazione dell’agricoltura verso colture più adatte, nella costruzione per le città costiere di dighe di protezione contro l’innalzamento del livello del mare e in aiuti ai pescatori il cui lavoro inizia già a risentire dell’acidificazione degli oceani.