• Articolo , 8 luglio 2008
  • Oxfam: intesa del G8 inutile, nel 2050 la Terrà sarà già bruciata

  • Fa previsioni disatrose, boccia le decisioni del G8 e lancia un allarme, come una sorta di ultimatum. Numeri e dati non lasciano certo spazio a previsioni ottimistiche

E’ arrivata puntuale e certo non inattesa, la bocciatura da parte dell’organizzazione non governativa inglese Oxfam dell’accordo sul clima stipulato ieri dai leader del G8. La risoluzione prevede di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050. Ma, secondo Antonio Hill, portavoce di Oxfam, “a questo ritmo, entro il 2050 il pianeta sarà già bruciato e i leader G8 di oggi saranno solo un lontano ricordo – e continuando precisa – L’appoggio di un modesto obiettivo sul clima ci lascia con il 50% di probabilità di un disastro climatico. Piuttosto che una novità, l’annuncio dei leader G8 rappresenta un altro esempio di temporeggiamento ad oltranza, che non fa nulla per ridurre il rischio affrontato oggi da milioni di persone povere”.
La dura posizione dell’organizzazione non governativa si spiega anche con l’opposizione all’altra decisione, ritenuta “palesemente ingiusta”, quella di prelevare i sei miliardi di dollari per i Fondi di investimento nel clima, (amministrati dalla Banca Mondiale), dal fondo per l’Aiuto pubblico allo Sviluppo (Aps). Già “…i livelli di aiuto globale stanno diminuendo invece di aumentare”, con questa decisione, “…ogni dollaro che verrà dirottato all’adattamento ai cambiamenti climatici – protesta l’Oxfam – sarà un dollaro sottratto ai farmaci essenziali, ai libri di testo e ad altri fattori cruciali di sviluppo”.
Altra critica dell’Oxfam al documento del G8 sul clima, riguarda la decisione di dimezzare i gas serra entro il 2050, senza spiegare quando le emissioni raggiungeranno il culmine e quando cominceranno a scendere, senza stabilire un target a medio termine sulla riduzione delle emissioni e senza alcuna indicazione dell’anno di riferimento.
Questa è la doccia gelata provocata da Oxfam. Per evitare le loro previsioni catastrofiche, le emissioni globali dovrebbero toccare il picco massimo entro il 2015 per diminuire poi almeno dell’80%, rispetto alla quantità emessa nel 1990 entro il 2050. Nei paesi più ricchi le emissioni dovrebbero ridursi del 25-40% rispetto alla quantità emessa nel 1990, sempre entro il 2020. E, per attuare tutto ciò nei paesi in via di sviluppo, sarebbero necessari tra i 50 e gli 86 miliardi di dollari l’anno.