• Articolo , 10 dicembre 2008
  • Pacchetto UE: tutti i nodi vengono al pettine

  • Dopo il placet di lunedì degli euro ministri, raggiunta l’intesa tra Consiglio, Parlamento e Commissione europei sulle energie rinnovabili e che vede gli stati membri obbligati a includere il 20% di energie alternative entro il 2020

Anche l’Estif, la Federazione Europea dell’Industria Solare termica, accoglie con soddisfazione la notizia del nuovo accordo raggiunto ieri mattina tra il Parlamento europeo e i 27 Stati Membri dell’UE sulla direttiva di promozione delle rinnovabili al 20% entro il 2020; entusiasmo motivato anche dall’andamento del mercato del solare termico che nel 2008 ha registrato un incremento del 45-50% di nuove installazioni, con la produzione di 2,8 GWth di nuova capacità, ma certo è che l’attesa si era fatta sentire non solo nel mondo delle rinnovabili. Dopo vari round di negoziati informali gli eurodeputati e la Presidenza del Consiglio hanno dunque risolto l’ultima questione in sospeso sulla parte del pacchetto riguardante energie verdi, biocarburanti compresi: la “clausola di revisione” al 2014 che riguarderà solo i meccanismi di cooperazione tra gli Stati membri, senza intaccare l’obiettivo UE né gli obiettivi nazionali. I 27 dovranno pertanto presentare i piani d’azione per il raggiungimento degli obiettivi assegnati alla Commissione europea cui spetterà il compito di valutazione e controllo. Il compromesso appoggia inoltre l’obbligo di portare al 10% la quota di rinnovabili, in particolare biocarburanti, usata nel settore dei trasporti, prevedendo che: i biocarburanti di seconda generazione prodotti a partire da rifiuti, residui, biomassa cellulosica non alimentare e ligno-cellulosica varranno doppio verso l’obiettivo del 10%; l’elettricità da rinnovabili per i treni sarà conteggiata una sola volta; l’elettricità da rinnovabili consumata dalle macchine elettriche sarà considerate 2,5 volte il suo contributo. Per essere conteggiati i biocarburanti dovranno risparmiare almeno il 35% delle emissioni climalteranti rispetto ai combustibili fossili e la Commissione metterà a punto una metodologia per misurare i gas ad effetto serra causato indirettamente dal cambiamento della destinazione dei suoli (da colture alimentari a quelle dei biofuel).

Un passo decisivo che tuttavia non esenterà il voto in plenaria di dicembre da turbolenze e contrasti. Rimangono ancora aperte “alcune questioni chiave” e prima fra tutte la Borsa Emissioni, in cui dal 2013 confluiranno i “diritti a inquinare” dell’industria europea. Una parte dei fondi incassati dovranno essere destinati a costituire un fondo di solidarietà (per aiutare i paesi dell’Europa dell’est, ancora dipendenti dal carbone) e su cui ancora manca il placet della Gran Bretagna e della Germania.Anche il principio “chi inquina paga” è centro discussioni in merito alla percentuale per ottenere deroghe ed esenzioni. La proposta UE prevede il 20% di quote a pagamento nel 2013 per arrivare al 100% nel 2020. Il Governo tedesco si oppone a questo sistema progressivo, chiedendo di limitare la vendita a pagamento al 20% e la totale gratuità dei titoli per la sua industria pesante. La Polonia ed altri otto paesi dell’est Europa, chiedono la deroga al pagamento dei titoli per le industrie energetiche fino al 2019, mentre l’Italia vuole l’accesso gratuito per i settori industriali più vulnerabili, come la carta, il vetro, la ceramica e la siderurgia.