• Articolo , 4 luglio 2008
  • Paganetto: il futuro? Un giusto mix energetico tra rinnovabili e nucleare

  • Le grandi potenzialità italiane per le tecnologie sulle rinnovabili e l’insostituibile ruolo dell’ENEA per la ricerca sul nucleare

Serve una vera e propria rivoluzione tecnologica. Una trasformazione profonda del nostro modo di produrre e consumare energia, a livello mondiale. Altrimenti, nel giro di quarant’anni – al 2050 – la domanda di petrolio aumenterà del 70% e le emissioni di CO2 del 130%. Ad affermarlo è l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), nel suo ultimo rapporto Energy Technology Perspectives 2008. Un lavoro commissionato dai leader del G8, i cui contenuti sono stati anticipati e discussi a Roma presso l’ENEA, lo scorso 30 giugno, nel corso workshop “Le tecnologie per l’energia. Scenari al 2050 secondo l’International Energy Agency”. Il rapporto sarà presentato ufficialmente al prossimo G8 della Maddalena, di cui l’Italia sarà presidente. Ma quali sono le risposte che il nostro paese è in grado effettivamente di dare a questa sfida globale? Lo abbiamo chiesto in questa intervista al Prof. Luigi Paganetto, Presidente dell’ENEA.

FLAVIA MARIMPIETRI – *La “rivoluzione tecnologica” di cui parla il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’Energia (AIE) si fonda essenzialmente su tre elementi: massiccio ricorso a rinnovabili, nucleare e sequestro della CO2. Secondo lei Professore, realisticamente, l’Italia su cosa può contare di più?*
*LUIGI PAGANETTO* – “Il rapporto dell’AIE conferma quanto l’ENEA ha già più volte evidenziato, ovvero che l’accelerazione dello sviluppo delle tecnologie è la chiave per affrontare le sfide della crescente domanda di energia e ridurre le emissioni. La rivoluzione tecnologica non è solo una necessità ma anche un’opportunità per fare una politica industriale. Per esempio, l’Italia, con una tecnologia come quella dell’ENEA per il solare termodinamico, i cosiddetti “specchi di Archimede”, o come quella in corso di realizzazione con l’Enel a Priolo Gargallo (Sr), che per la prima volta al mondo integra un ciclo combinato di gas e un impianto solare termodinamico, fa rinnovabili per l’industria. Ma questo non è sufficiente. Ci sono il Marocco, l’Egitto, l’Etiopia, che sono interessati a tecnologie come queste. Per esempio l’emirato arabo di Abu Dhabi vuole sviluppare 100 MG di solare per desalinizzare l’acqua e chiede di entrare in questo settore”.

FM – *Sta parlando della possibilità per l’Italia di esportare all’estero le tecnologie sviluppate per le rinnovabili?*
*LP* – “Si, l’Italia può fare moltissimo su questo fronte. Per esempio, in Cina già ci hanno chiesto di realizzare un impianto con la nostra tecnologia a specchi solari. E ci hanno scelto dopo esser stati in Germania, in Spagna, in Israele”.

FM – *Perché dobbiamo esportare le nostre tecnologie per le rinnovabili altrove, non possiamo applicarle nel nostro Paese? Ci sono degli ostacoli?*
*LP* – “Bisogna guardare in tutte e due le direzioni: applicare le tecnologie, realizzando impianti, e al tempo stesso esportarle, dalla Cina all’Etiopia, facendo formazione in laboratori di ricerca congiunta. Anche il rapporto dell’AIE sottolinea l’importanza della collaborazione internazionale. L’Enea, facendo ricerca insieme all’industria, realizza un investimento. Ma ciascuno deve fare la sua parte. Non si può aspettare che l’impresa vada a cercare l’ente. Ci vogliono azioni congiunte”.

FM – *Parliamo di nucleare. A proposito di ricerca, considerando che nel nostro Paese il nucleare è stato abolito dal referendum popolare del 1987, come ha potuto l’ENEA coltivare le sue competenze di eccellenza in materia in questi 21 anni?*
*LP* – “Innanzitutto per legge. La legge allora, infatti, attribuiva all’ENEA il compito di presidiare il settore del nucleare. Il nostro presidio sul nucleare è legittimo. L’ENEA è nato per il nucleare. Non dimentichiamo che, fino al 1982, si chiamava CNEN, Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare. Oggi siamo leader nel campo: partecipiamo a laboratori di ricerca su fissione e fusione, abbiamo circa 300 persone tra ricercatori e tecnici impegnati nel settore, di cui il nucleo più consistente in Italia”.

FM – *Il Governo, per voce del Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, ha fatto sapere che fra 5 anni, nel 2013, verranno costruite in Italia le prime centrali nucleari. “Entro questa legislatura porremo la prima pietra”, ha dichiarato. Ma la tecnologia per impianti di quarta generazione non sarà ancora disponibile. Come saranno allora le nostre centrali, di terza?*
*LP* – “Si di terza, come le centrali esistenti in Finlandia o in Francia. La tecnologia è quella. Se l’Italia rientra nel nucleare, partecipa all’evoluzione della tecnologia. E’ un problema complesso, in cui si deve tenere conto di diversi fattori: l’individuazione dei siti, la gestione del ciclo combustibile, la sicurezza. In questo l’Enea ha competenze importanti.

FM – *Ma la terza generazione, al contrario della quarta, non risolve problemi cruciali, come la sicurezza e la quantità di scorie prodotte…*
*LP* – “Il problema della sicurezza lo risolve, quello delle scorie no. Le scorie sono il limite della terza generazione. Con questa tecnologia si brucia il 20% di uranio e si ottiene l’80% di scorie. Per questo oggi si sta andando verso la quarta generazione o la cosiddetta “terza più”. Con la quarta, fra 30 o più anni, dovremo avere un’inversione di questo rapporto. Bruciare l’80% e avere solo il 20% di scorie. Questa sarà una grande novità. Poi c’è la fusione nucleare, che sta andando avanti insieme alla ricerca sulla fissione. Non c’è una soluzione chiara e univoca sul nucleare, ma soluzioni differenziate asseconda della storia, delle scelte politiche ed energetiche di ogni paese”.

FM – *Oltre al problema delle scorie, sul nucleare rimangono aperte anche altre questioni. Quanto può incidere sul nostro bilancio energetico, effettivamente, l’atomo? Jeremy Rifkin ricorda come attualmente solo il 5% della produzione energetica mondiale sia generata da nucleare. Non è molto…*
*LP* – “Dipende da quante centrali vengono costruite. Se facciamo una centrale sola il nucleare non incide affatto. Se ne facciamo 60, come in Francia, allora incide molto. Ma non esiste un una formula unica. Le affermazioni sul mix energetico non sono fondate se non sull’intuizione”.

FM – *Insomma, per stare “tranquilli”, di centrali ce ne vorrebbero comunque tante.*
*LP* – Andando a guardare l’ultimo rapporto dell’AIE, Energy Technology Perspectives 2008, ci sono a riguardo alcuni dati significativi: secondo lo scenario al 2050 più ottimista (cioè quello in cui si riesca a diminuire del 50% l’attuale emissione di CO2, attraverso una messa in atto urgente di politiche e tecnologie fin’ora mai praticate), con un maggior uso dell’energia nucleare, cioè con la costruzione di 32 centrali nucleari da 1000 megawatt ogni anno fino al 2050, il nucleare arriverà a contare circa un quarto della produzione di energia elettrica, portando una riduzione delle emissioni di CO2 del 6%. Quanto alle fonti rinnovabili, contribuiranno per il 46% della produzione mondiale di energia elettrica, per una riduzione di CO2 del 21% rispetto ai livelli attuali. Anche se nel settore elettrico, sottolinea il rapporto, la gamma degli scenari per la produzione di energia è molto vasta, per cui ciascun paese possiede una notevole flessibilità di scelta del proprio mix di tecnologie per rinnovabili, nucleare e cattura del carbonio.

“Energy Technology Perspectives 2008”:http://www.rinnovabili.it/paganetto-presenta-lenergy-technology-perspective-2008