• Articolo , 15 aprile 2009
  • Pane o biocarburanti?

  • Incubo della fame per miliardi di persone in assenza di regole chiare che disciplinino la produzione di biocarburanti. A lanciare l’allarme la Confederazione Italiana Agricoltura.

(Rinnovabili.it) – Il rischio c’è e la conseguenza è drammatica. Il pericolo è che, dato il trend di crescita della richiesta di biocarburante prevista per i prossimi anni, sempre meno terreno coltivabile sarà destinato a colture destinate a soddisfare il fabbisogno alimentare delle popolazioni mondiali. La conseguenza è che se la tendenza, le cui previsioni annunciano un 170% di crescita, dovesse verificarsi, al 2050 circa tre miliardi di persone sarà costretta a scontrarsi con l’incubo della fame.
A lanciare il grido di allarme è la Confederazione Italiana Agricoltura che con il suo Presidente Giuseppe Politi allerta sull’importanza di fare una scelta ‘adesso’ su ciò che sarà indispensabile produrre tra pane o un biocarburante per alimentare le nostre auto. Sempre più ettari coltivabili, dall’America, all’Asia e all’Europa stessa, sono sottratti alle coltivazioni alimentari per essere convertiti ‘no-food’ per la produzione di biocarburante. Ciò potrebbe riportare gravi conseguenze anche dal punto di vista economico, in quanto riducendosi la disponibilità di terreno destinato alla coltivazione del grano vi è il rischio che si verifichi un aumento incontrollato dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità. Grande l’indignazione del Presidente Politi che quindi, piuttosto che lasciare senza cibo miliardi di persone opta per lasciare a casa la macchina contribuendo ancor di più alla riduzione delle emissioni di gas serra. Aldilà dell’accorato messaggio, Politi ritiene invece che entro lo stesso 2050 sarà necessario raddoppiare la produzione agricola per sfamare la popolazione mondiale, prevedendo investimenti in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo e una riserva strategica per risorse alimentari; quanto alla produzione di biocarburanti Politi evidenzia la necessità di definire delle regole chiare che prendano in considerazione lo sviluppo di energie derivanti dal settore agricolo di seconda generazione, come legno e biogas, compatibilmente con la necessità primaria di sfamare la Terra.